IL RACCONTO
UN NATALE TRA SHOPPING E CONDONI
tratto da la Repubblica di mercoledì 22 dicembre 2004

Non sarà un Natale di Pace e Solidarietà, ma di Condono e Shopping. La pace, come è noto, non fa rieleggere i presidenti, rallenta i rifornimenti petroliferi e evidenzia un sacco di problemi che la paura della guerra nasconde.
La solidarietà invece va indirizzata a chi ha bisogno. E chi, in Italia, è più bisognoso del premier? Ora che a forza di conflitti d’interesse e decreti salvasilvio ha raddoppiato le sue ricchezze, rischia di perderle. È padrone di tutto, ma ha talmente depredato e immiserito il paese che nessuno compra più le sue merci. Gli italiani fingono di essere poveri, e non consumano. Anche Montezemolo ha detto che coi suoi trentasei stipendi, non riesce a arrivare alla fine del mese. Perciò Silvio taglierà le tasse per consentirci di fare la spesa da lui. Più che una riduzione fiscale, è una gigantesca campagna di Saldi. Ma questo paese è sempre più vario di come lo vorrebbero il suo premier truffaldino, la sinistra imbalsamata o la fogna televisiva. Perciò avremo Natali diversi, con personaggi diversi.

Il tradizionatalista
Per questo personaggio il Natale deve essere quello di una volta. L’albero deve essere un vero abete, magari rubato di notte nel bosco. Non va decorato con orpelli di plastica, ma con le vecchie palle di vetro, conservate in cantina, sacre come il Graal. Queste paleopalle, superstiti da decine di Natali, ormai si rompono solo a sfiorarle., perciò la confezione dell’albero diventa un’operazione chirurgica. Ogni preziosa sfera viene passata di mano in mano e appesa trattenendo il fiato. Seguono le candeline di vera cera. Quindi si avvolge l’albero con una boa argenteo di dodici metri appartenuto alla Bella Otero. Si appendono ai rametti dei pupazzetti di cioccolata così vecchi e stantii che non potresti riciclarli neanche come vicepresidenti del consiglio. Infine gran finale col vecchio puntale, uno scettro pralinato di brillanti, a metà tra Excalibur e il cavatappi di Goldrake. A questo punto il Tradizionatalista scende dalla scala appena in tempo per vedere l’albero precipitare, le palle esplodere come bombe, le candeline appiccare il fuoco alla casa e può dire tra le lacrime:
— Che bello, è bruciato tutto proprio come quand’ero bambino...
Dopo l’albero, è la volta del presepe. Le statuine devono essere almeno centenarie, anche se gli anni le hanno consunte. Maria è senza naso, Giuseppe sembra Valentino dopo il decimo lifting, davanti alla capanna si aggirano pastori monchi e pecore decapitate. Un re Magio è andato perso ed è stato sostituito dal soldatino di un cow boy a cavallo.
Ma niente ferma il Tradizionatalista. Andrà nel solito bosco a svellere un zolla di vero muschio, confezionerà il fiume di carta stagnola e riparerà la coda alla cometa. Quando tutto sarà pronto, accenderà le luminarie e si accorgerà con disappunto che al posto di Gesù Bambino c’è un Pokemon rosa.
I figli di tradizionatalisti sono molto dispettosi.

Il gastrotradizionalista
Variante alimentare del precedente. Per lui la tradizione riguarda soprattutto il pranzo natalizio, che deve comprendere i piatti di una volta. Anzitutto i tortellini, o agnolotti, o cappelletti della nonna. Schiere di nonne che per tutto l’anno sono state ignorate, dieci giorni prima della Festa vengono sommerse di attenzioni. Anche se artrosiche o ipertese, vengono issate dai letti e schiodate dalle sedie a rotelle, drogate con cardiotonici e obbligate a impastare e farcire. Se si rifiutano, vengono torturate con musica rock nel cornetto acustico. Ottenuto il primo piatto, il Gastrotradizionalista provvede al secondo, il classico tacchino farcito di quindici chili. Quasi nessuno in Italia, a eccezione delle acciaierie di Terni e di Baget Bozzo possiede un forno così ampio da contenere un tale bestione. Quindi bisogna affidarsi al forno di un ristorante. Si porta il tacchino di quindici chili e, poche ore prima del cenone, vi verrà riconsegnato un pollo di un chilo. Si è ristretto con la cottura, vi spiegherà ghignando il ristoratore, che intanto ha già piazzato il tacchino a una tavolata di giapponesi.

L’ipermoderno
Esatto contraltare del tradizionalista è l’Ipermoderno, per cui il Natale deve essere arricchito da tutte le novità tecnologiche. Ad esempio, l’albero sintetico telecomandato che cammina per la casa, apre la bocca e canta. Quasi sempre questo mostro fronzuto e gracchiante si guasta, ed è impossibile fermarlo, essendo dotato di pile speciali al plutonio. Può tenervi svegli tutta la notte, cammina sul tetto e in qualche caso tenta di trombarvi la moglie.
Si può abbattere solo con una ruspa. L’Ipermoderno non ama il presepe, ma se proprio è obbligato, compra il presepe cellulare Nokia o Sony, con la Madonna che riceve tremila messaggini Sms di congratulazioni. Dove l’Ipermoderno si scatena è nei regali, che bisogna assolutamente ordinare via Internet. Eviti le file e la ressa, non sai quanto è comodo. Attenti però: basta sbagliare un dato ed ecco che spariscono diecimila euro dalla carta di credito e a casa vi arrivano un camion di armi, duemila conigli e una bambola gonfiabile. A questo punto l’Ipermoderno si accorge che, nella sua frenesia tecnologica, si è dimenticato di cucinare il cenone. Niente paura. Il pesce crudo diventa sushi, la carne non cotta viene spacciata per carpaccio e per fortuna i dolci li portano gli altri

Il colpista
Questo signore vive ogni Natale con senso di colpa, pensando ai poveri del mondo. Se è un Colpista rigoroso, dà i soldi a qualche organizzazione umanitaria e rinuncia alle spese natalizie. Ma più spesso il Colpista è un generoso titubante, e alla fine si riduce a organizzare un Natale miserello. L’albero diventa il ficus di casa, decorato con due palle da tennis. Nel presepe avviene un brusco taglio di organico: praticamente c’è solo il bambin Gesù piangente e due pastori che telefonano alla polizia per avvertire che c’è un neonato abbandonato in un mangiatoia.
La cena di Natale viene ridimensionata. Tortellini surgelati, e invece del tacchino ripieno, un pollo gonfiato col silicone. Il Colpista è spesso simpatizzante dell’Ulivo, e durante la cena fa i buoni propositi per il nuovo anno politico. Alle dieci, dichiara che, dopo tre elezioni vinte dal centrosinistra e le mille porcherie di questo regime, è indispensabile uno sciopero generale di sei giorni. Alle dieci e mezzo, dopo aver ascoltato Fassino, dichiara che basta uno sciopero di quattro ore. Alle undici, consultato D’Alema, si convince che l’obiettivo prioritario è ricucire lo strappo con Mastella. Alle undici e venti Prodi lo convince ad aspettare le elezioni del 2005. Alle undici e quaranta Rutelli lo convince a aspettare le elezioni del 2015. A mezzanotte, va a messa con gli occhiali neri.

Il contrarista
Versione cinica del Colpista, egli è assolutamente contrario alla retorica natalizia. Spesso non si limita a ignorare la festa, ma prepara un Contronatale provocatorio. Non solo non fa l’albero, ma distrugge quelli degli altri con uno spray al tarlo. Compra il muschio, lo stende in salotto e ci mette la scritta: Divieto di costruire presepi. La notte di Natale cerca di mangiare le cose peggiori: vongole in scatola, pasta alla liquirizia, frutta di marzapane fritta. Non fa regali e non ne vuole. Normalmente la famiglia, che conosce questa isteria del Contrarista va a passare la notte di Natale dalla nonna. Dove lui arriverà pentito, dieci minuti prima di mezzanotte, con un panettoncino al dito.

Il governativo Doc
Per lui anche il Natale diventa un’occasione per esternare la sua fede nel premier e negli alleati. I regali vanno comprati nelle aziende berlusconiane, e non è difficile. L’albero viene decorato con palle scelte tra le dodicimila dette da Silvio. Anche il presepe deve rispettare gli equilibri della coalizione. La Lega farà la sua versione speciale. Come ha detto Bossi, bisogna recuperare la vera matrice padana del cristianesimo. Perciò basta con queste leggende arabe, Gesù è nato a Betlemme sul Serio, e il vero presepe deve avere la nebbia artificiale e una taglia su chi tocca le statuine. Nel presepe di An, come sempre, ci sarà una rissa per arraffare i posti dentro la capanna. Per la carica di bue, ballottaggio tra Storace e Tramaglia. Per il posto di asino, plebiscito per Gasparri. Nel presepe di Forza Italia la capanna è un anfiteatro romano-dorico-gotico-milanodue-mandorlato. Ma più di tutti contano i re magi, a cavalcioni di dromedari blu. Previti porta oro ai giudici, Dell’Utri si fa dare il pizzo dai pastori e Cicchitto tiene i rapporti con la Pidue. Inutile dire, in tutti e tre i presepi, chi brilla fardato e truccato nella mangiatoia.

Il cane da pastore
Questo individuo, durante le feste natalizie, prova l’irresistibile impulso a radunare il maggior numero possibile di persone. Il suo motto è “A Natale si deve stare insieme”. Non contento di requisire i parenti prossimi si mette a caccia di cugini e bisavoli. Recupera zii scomparsi da anni, fa ricerche araldiche, scova figli illegittimi e nonni dati per morti. Se qualcuno cerca di sfuggirgli, lo va a prendere in furgone e lo trascina a forza in casa. Dopodiché organizza una cena per sessanta persone con ventidue sedie e posate per quindici, si sbronza, litiga chiamando la metà dei presenti terroni e sbafatori. Alla fine di questa kermesse, il signore-cane-da pastore, pronuncia la famosa frase: il prossimo Natale non invito più nessuno.

L’esibizionista
Questo incrocio tra Caligola e Briatore, approfitta del Natale per esibire le sue ricchezze. L’albero, una sequoia di venti metri, viene eretto nel terrazzo o nel giardino perché tutti possano vederlo, e ha più luci di un transatlantico. Il presepe è meccanico, coi pastori che cantano, le luci che simulano il giorno e la notte e persino la polizia che scorta i re Magi. I regali iniziano ad accumularsi sotto l’albero già dieci giorni prima, la catasta sale fino al soffitto, viene affittato un commercialista solo per distribuirli. Fiumi di champagne sono già pronti. Nell’acquario viene messo uno storione per avere le uova fresche. All’ultimo momento, però, l’esibizionista legge sui giornali che il Natale in città è fuori moda. Allora carica tutto su un Tir e parte per la montagna. Ma la notte del 24 resta bloccato nel solito ingorgo chilometrico. Farà il Natale sotto un viadotto tra un Tir di cemento e uno di maiali. Ma manderà messaggini a tutti agli amici dicendo che è in un loft a Saint Moritz, va di moda il grigio e ci sono delle gran porche.

Il televisivo
è il caso più grave. Si ingozza un pezzo di tacchino e si alza da tavola dicendo: che palle questa storia del Natale. Poi si piazza davanti alla televisione con un sacchetto di noccioline e guarda come passano il Natale i Vip. Solo ciò che è teletrasmesso lo interessa. Per fortuna la moglie sa come riportarlo sulla retta via. Confeziona il presepe con una piccola telecamera sul tetto. Poi ci scrive sopra:
“Le nomination di questa settimana sono il Bue, San Giuseppe e l’arcangelo Gabriele. Chi vuoi che esca dalla capanna? Manda una preghierina a Gesù”. Il nostro uomo passerà tutto il Natale davanti alla Sacra Rappresentazione. Come disse Previti a Squillante, chi ha detto che non abbiamo più valori?


Stefano Benni