LA LETTURA
IL COMMENTATORE BIPARTISAN
tratto da la Repubblica di sabato 10 giugno 2006

Dopo l’esplosione di Calciopoli, sono già nati due gruppi di ultrà: quelli della condanna e quelli del perdono. La nuova linea “tutti colpevoli, nessuno colpevole” sta fronteggiando l’indignazione iniziale. Ovviamente l’esito dei mondiali influenzerà le decisioni future. Piazza pulita o amnistia? Come abbiamo già fatto nei campionati passati, presentiamo una soluzione bipartisan. Cioè due pezzi, uno da leggere in caso di eliminazione rapida dell’Italia, e un altro in caso di passaggio al turno successivo.

Articolo uno (in caso di eliminazione al primo turno)
Un manipolo di mercenari guidati da uno stolto incompetente, espressione di un campionato corrotto e guasto, hanno consumato in Germania l’ultimo atto di una catastrofe che noi avevamo previsto da tempo.
Il calcio che esce pieno di vergogna da questo Mondiale è il calcio dei Moggi, dei De Santis, dei Galliani e dei Carraro, tutti idealmente corresponsabili del dileggio di cui il mondo ora ci fa oggetto.
Uomini che non si sono fatti scrupolo di creare un perverso reticolo di telefonate subdole, di ricatti, di sorteggi truccati, di favori a figli e nipoti, fino alla farsa di chiudere arbitri negli spogliatoi e regalare automobili e orologi a guardalinee e giornalisti, in un’indecente escalation di corruzione.
Questo veleno poteva avere un solo effetto: e cioè l’eliminazione della nazionale italiana dai mondiali.
I giocatori azzurri hanno mostrato sul campo la loro fiacca pochezza di miliardari viziati mossi non da passione calcistica, ma da sfrenato esibizionismo, onnipresenti in spot ossessivi e volgari pubblicità dove mostrano i corpaccioni nudi e anabolizzati in sordidi spogliatoi, per sostenere un ormai spento e pacchiano Made in Italy. E così li abbiamo visti trascurare gli allenamenti per trastullarsi in conversazioni con passerotti, sfornare libri di battutacce e collezionare amorazzi con veline.
E che dire dell’omertà, delle scommesse, e del doping? Si vergogni chi ha taciuto!
Ma oggi la realtà del calcio moderno ci punisce. Avevamo deriso e sottovalutato il crescere gioioso del calcio africano, l’entusiasmo dei gagliardi marines del soccer Usa e la grande tradizione ceca.
Sul campo si è visto come il nostro calcio, senza la protezione di arbitri compiacenti e di camarille, sia ben poca cosa. Dov’è finita la fantasia italica, se i nostri giocatori nel tempo libero sono ormai onanisti da playstation?
Ora una sola è la parola d’ordine: punire i colpevoli.
È necessario un vero repulisti. Stipendi decurtati, indagini a tappeto su contratti e bilanci e soprattutto punizioni esemplari. Condanne severe per chi ha distrutto il calcio italiano. Moggi, De Santis e Galliani radiati a vita. Juventus, Milan e Lazio e compagnia bella in serie C, anzi nelle interregionali. Moviola in campo, negli spogliatoi e nelle discoteche, arbitri esteri che sostituiscano la corrotta classe arbitrale nostrana. E come giornalisti, ci impegniamo fin d’ora affinché questo accada, senza favoritismi di sorta. E se a Natale qualcuno di noi riceverà non dico un orologio Rolex, ma anche un semplice panettone, lo rispedirà al mittente con la motivazione: «Adesso basta!».

Pezzo due (in caso di passaggio del turno)
Un manipolo di eroi guidato da un Napoleone del calcio, espressione di un glorioso campionato più forte dei sospetti e della caccia alla streghe, hanno consumato in Germania il riscatto morale e tecnico che noi avevamo sperato e previsto da tempo.
Il calcio italiano che esce da questa meravigliosa impresa non è il calcio dei corvi e dei mestatori, ma il calcio che anche i tanto vituperati Moggi, Galliani e De Santis, hanno tenuto in vita, forse con qualche esagerazione e birichinata, ma sempre dettata dalla passione sportiva.
Uomini che sono stati crocefissi per qualche telefonata di cui era evidente l’intento conviviale e goliardico, colpevoli solo di essersi preoccupati dell’avvenire dei loro figli, additati al ludibrio per qualche innocua burla e la propensione a donare.
Ma questo veleno non ha intaccato la saldezza morale degli azzurri che hanno mostrato sul campo come non siano i miliardi, ma l’amore patrio a guidare piedi e cuori. Calciatori moderni che sanno interpretare con intelligenza il loro ruolo di testimonial, fino a esibire la loro maschia bellezza per propagandare il sempre fresco e inventivo Made in Italy. Ma anche capaci di parlare con gli animali, di pubblicare deliziosi florilegi di battute e pronti a ricordare al mondo la superiorità dell’amante latino al fianco di giovani artiste belle e promettenti.
E che dire sulle presunte omertà, sulle scommesse, sul doping? Si vergogni chi ne ha parlato.
Ma il calcio moderno ci ha dato ragione. Qualcuno aveva sopravalutato e agitato come spauracchio lo sgangherato calcio africano, il ridicolo tentativo americano di giocare a baseball coi piedi e l’ormai bolso calcio cecoslovacco.
Sul campo si è visto come non sono gli arbitri o le camarille a determinare il risultato, ma la tecnica e gli attributi. E all’estro del nostro calcio, abbiamo unito i fulminei riflessi allenati dalla pratica dei videogiochi.
Ora una sola è la parola d’ordine: punire i colpevoli.
È necessario un repulisti. Via gli accusatori e i mestatori. Querele e multe a chi ha sparso fango, sanatorie per i bilanci.
Certo qualche piccola irregolarità c’è stata, e non vogliamo il solito insabbiamento. Perciò lanciamo una proposta di indiscutibile limpidezza: il prossimo anno tutte le squadre di serie A, partiranno da meno quindici punti. Con questa giusta penalizzazione, nessuno potrà dire che il campionato non nasca regolarmente.
Ma soprattutto, siano comminate condanne severe a chi ha calunniato. Radiati dall’albo Zeman, Rivera e Borrelli. Moggi Galliani e Carraro senatori a vita, a parziale riparazione dei torti subiti.
Per finire, come giornalisti, sorveglieremo che niente più turbi il campionato più bello del mondo. E se a Natale qualcuno riceverà non dico un orologio, ma un solo panettone, lo rispedirà al mittente con questa motivazione: «Cazzo, mi avevate promesso una Fiat Croma!».


Stefano Benni