ALLEGRETTO
IL GRAN BALLO DEGLI ONOREVOLI
tratto da la Repubblica di giovedì 25 febbraio 2010

Non ci fidiamo dei sondaggi, ma la notizia che gli italiani fanno sesso meglio che in passato ci riempie di orgoglio e contentezza. Purtroppo l’indagine ignora un’importante minoranza. Da un anno assistiamo con morbosità allo svelamento delle problematiche sessuali dei nostri governanti.
E scopriamo con dolore che moltissimi di loro sono assolutamente impossibilitati a corteggiamenti, seduzioni amorose e rapporti gratuiti, insomma a una vita erotica normale.
È tutto un fiorire di prestazioni a pagamento, escort, trans, e massaggiatrici, ricatti sessuali, telefonate a papponi, ruffiani e mezzane. Per non parlare di vendette, e ricatti di ex. Con aggiunta di cocaina, viagra e iniezioni di materiale cementizio in caso di legittimo impedimento.
Gran parte delle autorità italiane non sa più come conquistare una donna, come tenersela vicino, come trombare senza intermediari e senza mettere in mezzo tangenti e appalti.
Smettiamo di intercettarli e metterli alla berlina, è ora di aiutarli. A tal scopo è necessaria una seria rieducazione istituzionale, o ben presto non avremo un solo politico maschio in grado di accoppiarsi senza traumi, e quindi la razza corre il rischio di estinguersi, come i panda pigri o i macachi autosufficienti.
A tal proposito è allo studio un decreto legge. Verrà creata una Sppsa, (società protezione politici senza amore) alla cui presidenza si eleggerà un nome virtuoso e bipartisan. In lizza la Binetti e Lele Mora. Saranno ammessi, ma solo come consulenti, tecnici esperti come Tarantini, Anemone o la D’Addario.
Queste le prime proposte.
Festa liceale. Si cercherà di riportare i politici al tempo ingenuo ma leale delle feste scolastiche in cui per cuccare, bisognava darsi da fare, e poco contavano censo e appalti. A queste feste sarà proibito arrivare con aerei privati o auto blu, tutt’al più in vespa o motorino. Proibiti tacchi, capelli sintetici e incipriamenti. Verranno scelte donne che non guardano la televisione e quantomeno miopi, per garantire che non riconoscano i presenti celebri. Cocaina e viagra saranno sostituiti da aranciata e nutella.
Al momento opportuno, sotto la guida della Digos e di Franco Califano, verrà abbassata la luce in sala e diffusa musica lenta. I politici i dovranno invitare le ragazze senza pronunciare la frase “lei non sa chi sono io”. Dovranno sedurle solo con la conversazione, le battute di spirito, e l’uso leale di parti del corpo. Pare che un esperimento in tale senso sia già stato fatto in gran segreto in un palazzo romano. Ma è fallito: i politici si sono intimiditi e hanno fatto gruppo a parte, scambiandosi numeri di escort e facendo una gara di rutti, vinta da Gasparri. Le ragazze hanno detto: ma chi sono quei venti fessi che ci avete mandato?
La gita al mare. Verranno organizzate dai partiti delle gite in torpedone verso luoghi ameni. È noto che niente come i sedili di una corriera incoraggia il cameratismo e il fiorire di amori. Si sa già, ad esempio, che la Lega organizzerà gite alla foce del Po, con danze di corteggiamento celtico e coppie rigidamente ariane. Il Pdl farà un viaggio in Russia, con un treno speciale di gran lusso e Brunetta avrà una suite personale dentro una valigia. Il Pd è alla ricerca di un accordo tra le correnti: per il momento sono previsti sei torpedoni con diverse destinazioni che vanno da Gallipoli a Cervinia, al giro turistico dei monumenti della Toscana e a quello dei bancomat dell’Emilia. L’Udc avrà il suo autobus ma i partecipanti dovranno tenere una mano ammanettata al sedile, per l’altra ci sarà libertà di coscienza. Dubbi per An: Fini propone Taormina, La Russa Predappio.
La discoteca. Avendo molti politici (specie quelli casti a parole) una tendenza alla trasgressione, verranno lasciati sfogare portandoli in una discoteca romagnola. Là ci sarà un apposito settore sado-maso e sessualità tripartisan con cilici e attrezzi vari. Ma per evitare problemi il settore verrà controllato da telecamere, e tutto sarà messo in diretta su Internet, così non saranno possibili bugie, ricatti e andirivieni di intercettazioni. I giornalisti e i magistrati potranno tornare a una visione del Paese più ampia del buco di una serratura.
È previsto inoltre un master teorico di un mese, che comprende tra l’altro:
Corso di conversazione brillante, Lapo Elkann.
Corso di ballo, Emanuele Filiberto, che dopo il televoto ha sorpassato Baryshnikov.
Corso di ditelo con i fiori e ikebana, Mike Tyson.
Corso di serenate, Apicella e Jovanotti (par condicio).
Corso di massaggio shiatzu, Bertolaso.
Corso di privacy, Stefano Rodotà e Fabrizio Corona.
Corso di divorzio e alimenti, avvocato Ghedini e Gianfranco Vissani.
Due milioni di disoccupati chiedono inoltre la possibilità di inserirsi nell’unico settore produttivo in forte sviluppo: sorgerà quindi, in luogo isolato, la prima università per papponi.
Sappiamo che nel programma Sppsa c’è un forte rischio di infiltrazioni. Industriali puttanieri e appaltatori ruffiani saranno in agguato per inserire le loro protette e protetti. Forse molti politici, ormai male abituati, non rinunceranno a mettere mano al portafoglio. Ma basterebbe salvarne una piccola quota. Alcuni potrebbero ritrovare fiducia in loro stessi, riconquistare la moglie, trovare una amante disinteressata, innamorarsi, o trombare senza dover ogni volta far costruire alberghi a un immobiliarista-troioforo. E potrebbero soprattutto dire la verità. Ammettere la frizzante varietà dei loro desideri (o peccati come preferisce chiamarli qualcuno).
Come dice il grande filosofo Landrace,
verità che pur porcella sia
smonta ogni falsa ipocrisia.
Senza questi provvedimenti, l’esemplare maschio di homo politicus è destinato alla sterilità e all’estinzione. E gli animalisti non intervengono, sostenendo giustamente che una maglietta col panda fa più tenerezza che una maglietta con Bondi. Ma forse per i nostri governanti più discussi c’è ancora un filo di speranza: il perdono dell’opinione pubblica. Se restano corruttori e mafiosi, ma promettono di diventare casti e virtuosi, vedrete che li voteremo ancora.


Stefano Benni