LA MAGIA DELLA STORIA
RACCONTATA AD ALTA VOCE
tratto da la Repubblica di martedì 29 marzo 2011

Non c’è né rivalità né inimicizia tra libro e audiolibro. E’ un confronto tra due diversi incanti. Quando leggiamo siamo noi a stabilire il ritmo delle parole, le pause, le accelerazioni, i momenti in cui la nostra voce interiore dialoga con la voce dell’ autore, momentaneamente vivo o morto che sia. Possiamo leggere anche in mezzo al rumore, possiamo dare un volto e una voce ai personaggi, possiamo chiudere il libro per noia o per troppa emozione. Nell’audiolibro c’è una voce che dà i tempi, il cui timbro illumina o spegne i brani.
Possiamo lasciarci andare a questa trasformazione, o rifiutarla. Ma se ci incanta torniamo vicino al fuoco del camino, al momento in cui qualcuno ci lesse ad alta voce il primo libro, segnando il nostro cammino di lettori o non-lettori. Come esistono i brutti libri, esistono i brutti audiolibri, soprattutto fatti in fretta. In quanto ai famosi “readings”, assessori spregiudicati fanno leggere Kafka in un ascensore o Gadda mentre tutto intorno sparano i fuochi artificiali, tanto “l’evento” c’è, e il fatto che il pubblico non senta un cazzo è particolare secondario. Una volta, forse anche ora, c’è il cattivo esempio della scuola, dove non è lecito leggere una poesia con passione, ma bisogna recitarla a memoria, alla massima velocità possibile. Ai miei tempi, ogni mio tentativo di dare un’intonazione al Pascoli veniva stroncato dall’insegnante con la frase: Benni, non siamo a teatro.
Quindi ci sono precise regole di serietà nell’incidere un audiolibro. Che non è solo la sommatoria di due grandi nomi, voce recitante e libro famoso, ho sentito bravissimi attori leggere e annoiare, perché pensavano più a far sentire la loro voce fascinosa che a comunicare il testo. Per questo a volte uno scrittore può leggere come o meglio di un attore. Perché ha rispetto della parola, conosce la sua fatica e la sua leggerezza, e ne sente tutta la responsabilità. Un audiolibro, specialmente con musica, va preparato con calma, letto e riletto. Ci abbiamo messo un anno a provare e poi a incidere la Terra Desolata di Eliot. Perché per renderne le diverse anime, era necessario trovare toni e musiche diverse. Una lettura ben fatta può spingere a conoscere le altre opere di quell’autore, un audiolibro affrettato, fa dell’autore un nemico. E questo vale per il teatro, ma anche nel quotidiano, quando un genitore legge un racconto a un bambino. Coraggio babbi e mamme! Un po’ di passione o il bambino dirà: se non piace ai miei genitori, perché mai dovrebbe piacere a me?
Una lettura pubblica è riuscita se ricrea lo stesso silenzio che c’è nella lettura solitaria a lume di candela. Ovviamente ci sono testi quasi impossibili per un reading, ma la sfida è aperta. Bisogna reinventare il già inventato. Quanto vidi e sentii Carmelo Bene leggere Esenin e Majakovskij, solo allora la forza della poesia russa mi si rivelò, e non l’ho mai dimenticato. Quando lessi la prima volta Queneau, mi fermavo pagina per pagina. Ho provato a leggerlo a voce alta, ma non ho più ritrovato quell’incanto. Quindi ben vengano gli audiolibri se spingono a leggere, e non sono solo un accumulo di nomi importanti, ben venga la narrazione orale se è appassionata, precisa, divertita, seducente. E per questo il talento non basta, ci vuole lavoro. Oppure qualsiasi nonno leggerà meglio dell’attore di grido nella Notte bianca. In quanto a pretese battaglie ed eliminatorie, leggere contro ascoltare, libro contro immagine, televisione contro i giornali, suono vero contro campionatura, web contro il bar sotto casa, beh non sono poi battaglie così nuove, si ripetono da secoli. Una volta era melos e logos, pergamena e cantastorie, le seduzioni dell’intimità e le avventure dell’universo. In realtà c’è posto per chiunque abbia passione, pazienza e talento, nel grande mondo del narrare. E’ una sfida finale che non ha mai un finale. E se ne parliamo troppo non gronda sangue, ma stilla una lieve coltre di noia...


Stefano Benni