LA MEMORIA
IL FILO A PIOMBO
tratto da la Repubblica di venerdì 1 giugno 2012

Per me che ho un’infanzia di montagne, burroni e boschi, la Bassa è immagine di quiete. Di gite in bicicletta, di partite di calcio, di allegri fantasmi nella nebbia.
Ma non è quiete quella che trovo a Crevalcore, a Mirandola, a Cavezzo. Chiamatela compostezza, pazienza, dignità, ma non quiete. Certo, c’è consapevolezza e desiderio di non cedere al dramma, come c’era in Umbria e all’Aquila. La gente gira in bicicletta, scatta foto, sta in fila pazientemente davanti ai posti di polizia e dei pompieri aspettando di avere il permesso di tornare brevemente a casa per raccogliere qualche pezzo di vita. Girano con le gabbie del canarino, con un gatto arrabbiato in braccio, infilano valigie di vestiti in una macchina, una signora ha anche recuperato dal frigo un tegame di melanzane, e dice fiera: non andranno sprecate. Si raccontano dove son finiti a dormire, come se fossero lontani da un anno: una dal nipote, un altro sotto la tenda in giardino, uno al campo sfollati, un altro in un furgone con il nonno che esce dieci volte a notte per pisciare, poi si perde nel buio e bisogna recuperarlo. I più tranquilli sono i bambini, che hanno grandi spazi per giocare a pallone, e gli immigrati, silenziosamente pronti a tutto. Crevalcore sembra nascondere le ferite, il centro è chiuso, tutto intorno sembra quasi normale.
Mirandola ha problemi di approvvigionamento, a Camposanto il fango è venuto su come un blob alieno, invadendo i campi. Andando verso Cavezzo invece sono chiusi anche i supermercati e le fabbriche e in paese ci sono solo mucchi di macerie e troupe televisive, sembra il set abbandonato di un film. La gente è sparita. Molti abitanti sono nelle tendopoli e si preparano alla notte. Mostrano un calmo, spossato coraggio. Raccontano la loro paura al parente o a una troupe di glaciali svedesi, parlano degli sciacalli, dello schifo delle persone che si sono già presentate fingendo di essere tecnici del comune per spillare soldi. Nessuno alza la voce. Una signora dice calma a un pompiere: mi dispiace ma io vado a prendere il mio cane, è un cane buono ma dà retta solo a me, a voi vi mangia. O mi accompagna lei o vado da sola. Alla fine la spunta.
Non sarà una battaglia breve. Parlo con Massimo Mari, un amico psichiatra che ha lavorato in tutti gli ultimi terremoti con una équipe di sostegno per i traumi degli sfollati. Ora c’è un dignitoso disorientamento e disagio, dice, ma bisogna essere attenti e presenti, non possiamo sapere se un giorno tutto questo diventerà disperazione, se qualcuno si spezzerà. Potrebbe essere una emergenza lunga e velenosa. Anche l’anima ha le sue crepe nascoste.
Torniamo verso Crevalcore, è sera tardi, tutto sembra deserto, ma qualcuno non vuole restare da solo. Nel porticato di un bar chiuso, tutti stanno seduti ai tavolini come niente fosse, qualcuno ha portato una cassa di birra. Li ascolto parlare a bassa voce, finché sento una voce tonante e scopro che c’è uno proprio arrabbiato. È un omone seduto in disparte, con braghe corte e sandali infradito. Sbriciola biscotti in una boccia di pesci rossi, che evidentemente non ha voluto lasciare in casa. Interviene nella conversazione rumorosamente e con autorità.
Con cautela mi avvicino. Dopo un iniziale sospetto, si sfoga. Si chiama Gigi ed è muratore capocantiere da quaranta e passa anni: — Io ringrazio tutta queste gente che è venuta a aiutarci, per carità, ma c’ho una gran rabbia, perché adesso tutti cadono dalle nuvole. Ci sarà un perché se tra un preventivo e l’altro delle ditte che costruiscono capannoni c’è anche il cinquanta per cento di differenza. Leggo che han fatto una ricerca statistica e che il settanta per cento degli edifici italiani è a rischio. Beh potevano chiedere a me. Due case su tre dove ho lavorato io hanno problemi di struttura, e mi chiedono di metterci solo delle pezze. In questi anni avrò costruito chissà quante abitazioni nuove, ma nessuno spende soldi per mettere in sicurezza una casa vecchia, non è un affare per i costruttori. Mi fan ridere gli esperti televisivi che dicono “forse il peggio si poteva evitare”, certo che si poteva evitare ma mica con le statistiche. Nel mio lavoro devo capire se un muro crolla prima di farlo, mica dopo. Perché loro non fanno lo stesso col loro lavoro? Allora mi incazzo e mi viene in mente un progettino. Magari lo propongo a qualche partito, se può interessare. Oppure faccio da solo e fondo il Pfb, il partito del Filo a Piombo. Come funziona? Che da domani un esercito di noi muratori entra in azione, ognuno con la sua squadra e via, a controllare edifici. E insieme a noi i pompieri e i vigili e portiamo anche i geologi e i sismologi, anche se penso che non siano buoni neanche a mescolare la calce.
Ogni giorno dell’anno, il partito del filo a piombo controlla tutto casa per casa, scuola per scuola, muri, scale e cantine. Magari non riusciamo a riparare tutto, ma la metà sì. Così nessuno potrà dire che non era stato avvertito e finalmente faranno questa benedetta mappa del territorio che son quarant’anni che ne sento parlare e mi sono rotto i marroni —.
Gigi si agita e aumenta lo stritolamento dei biscotti con gran gioia dei pesci. — Mi scusi, mi sono scaldato, ma son quattro notti che dormo in camper. Con mia moglie, il gatto e i pesci rossi che li porto a prender aria se no finiscono bolliti. Guardiamo la televisione dal giardino sul davanzale della finestra, le giuro, perché lei non vuole stare in casa ma senza televisione va in crisi. Vorrei che fosse già tutto risolto, vorrei tornare a lavorare. Ma non finirà qui, lei non guardi solo le macerie, il problema adesso non è quello che si vede, ma quello che non si vede. Il pericolo sono le crepe, i muri spostati e per vedere quello ci vuole occhio, voi giornalisti fotografate le case crollate, ma io vorrei farle vedere un grande supermercato che sembra integro e invece è tutto lesionato, mi dica lei se si può costruire in quel modo. Insomma, stiamo buoni e pazienti, per carità, abbiamo salvato la pelle ma io non sono tranquillo sono incazzato per quelli che son morti, e pensi che c’è qualche cretino che ha detto “pochi rispetto a altri terremoti”. Per farmi passare l’incazzatura dovrei fare quello che ho detto, mettere in azione il Pfb, il partito del filo a piombo, da domani io e la mia squadra, due italiani e due albanesi, siamo pronti per il collaudo, casa per casa, capannone per capannone. Scusi lo sfogo. Forse ho detto delle cazzate?—.
— Signor Gigi — rispondo — l’ho ascoltata bene. Faccia il partito e io la voto...


Stefano Benni