IL GONFIATORE, IL POLPARO
E IL PAZZO CON L’AQUILONE
tratto da la Repubblica di venerdì 17 luglio 2015

Anche l’estate porta i suoi mostri, alcuni simpatici, altri nocivi. Ne forniamo qui un primo elenco. Specifichiamo che queste creature non si trovano negli stabilimenti balneari, né nelle spiaggette private, ma quasi esclusivamente nelle spiagge libere.

L’indeciso/a
Creatura che verso le nove di mattina entra in acqua con cautela, bagnandosi fino alle cosce. Subito si volta verso i suoi parenti ed esclama «brr è gelida» anche se l’acqua è calda come un brodo da tortellini. Quindi avanza un centimetro alla volta, e sembra sempre sul punto di buttarsi. Ma a mezzogiorno è arrivato tutt’al più a metà pancia. Resta così,a mollo e immobile, finché il sole tramonta e arriva veramente il freddo. Allora qualcuno per pietà gli mette un asciugamano sulle spalle e verso le sette, dopo dieci ore di indecisa fissità lo accompagna a riva. È rarissimo che si butti, a meno che non incontri la creatura qui sotto descritta.

Lo stronzo spingitore
Adulto o bambino che ha come maggior divertimento nella vita buttare in acqua con una spinta l’indeciso, oppure spruzzare chiunque non abbia voglia di bagnarsi, o prendere in braccio qualcuno e lanciarlo in acqua tra grandi sghignazzate. A volte agisce da solo, a volte in branco. L’unico rimedio è legarlo a un’ancora.

L’ombrellonatore
Tra tutti gli svaghi della spiaggia, questa creatura ne ama uno soltanto. Piantare uno o più ombrelloni. Conficca succhielli, scava come un cane da tartufi, ammucchia gigantesche pietre, tira corde e elastici, finché non è riuscito a creare una fungaia di almeno tre ombrelloni, che controlla ogni mezz’ora orientandoli e rafforzandoli. È abbastanza innocuo a meno che non tiri vento forte. Allora si incazza perché le raffiche impediscono il suo hobby. Passa ore a martellare pali fino al centro della terra, a creare trincee di sabbia, a bestemmiare quando la sua tendopoli vola via. Intanto ripete alla famiglia la famosa frase «Io lo faccio per voi». E mentre tutti i bagnanti si adattano a stare al sole, lui combatte contro un maestrale a forza otto, finché l’ombrellone non lo centra nei coglioni e finalmente si calma.

Il gonfiatore
Onesto padre di famiglia che incautamente ha portato, per gonfiare il canottino del figlio, una meravigliosa pompa verticale Speedair. Appena ha gonfiato il natante alza gli occhi e impallidisce. Una intera fila di padri senza più fiato e bambini piangenti sono in fila chiedendo il favore di gonfiargli coccodrilli, delfini, materassi matrimoniali, salvagenti a papero, canoe e persino gomme di bicicletta. Sudato e ansante, essendo di buon cuore, lavora tutto il giorno come una bestia e non ha neanche il tempo per fare un bagno. Se siete un gonfiatore, pompate di nascosto o verranno anche dalle spiagge vicine.

Le terribili tribù
Arrivano in gruppi dalle venti alle cinquanta persone. Sono carichi di masserizie come una carovana del deserto perché devono montare l’accampamento più grande della spiaggia. Per prima cosa innalzano una dozzina di ombrelloni, togliendo l’ombra a quasi tutti i vicini. Sopra gli ombrelloni montano una gigantesca tenda militare da cinquanta metri quadrati, e sistemano un intero reparto Ikea di sedie e tavolini. Nei pressi erigono alcune cabane e tende minori sotto cui radunano dai dieci ai venti frigoriferi portatili, a volte un grill, a volte un forno da pizza trasportato mattone per mattone. Inoltre hanno sempre un tendalino a parte dove parcheggiare la nonna e una cuccia per il cane. Talvolta nonna e cane si scambiano il posto. Le tribù si dividono in due categorie: i Penniconi e i Cromagnon. I primi dopo aver montato l’ambaradan si addormentano tutti insieme, a eccezione di due o tre bambini. Intanto il sole gira, l’ombra si sposta, e alla sera si svegliano orribilmente ustionati.
I Cromagnon li conoscete tutti. Montato l’accampamento, tirano fuori i tapper con la pasta fredda e la parmigiana di melanzane. Poi birre, polli, panini, frittate, macrocotolette, cibo sufficiente a sfamare un paese africano. Raramente i Cromagnon vanno a fare il bagno, perché hanno paura che mentre sono in acqua qualcuno si mangi il resto. Verso le sette, il capo o la capa della tribù, estrae da una cassaforte quattro angurie grosse come navi spaziali. Vengono divorate in pochi istanti. È il segno della ritirata, i Cromagnon iniziano a smontare e verso mezzanotte vanno a farsi una spaghettata a casa.

Il morto sul materassino
Creatura misteriosa che sta in mezzo al mare disteso sul materassino per ore e ore senza dare segno di vita. Spesso va alla deriva e lo si può vedere arenato sugli scogli o, se tira vento di terra, a tre miglia dalla costa dove la capitaneria di porto, avvisata da qualche bagnante, lo va a recuperare. Dice una leggenda che una volta, al largo di Alghero, fu recuperato un signore in perfetta salute che era entrato in acqua l’anno prima.

Il polparo
È forse la creatura più terribile che si possa incontrare. In una spiaggia affollatissima, piena di bambini, appare con una muta nera e minacciosa, pinne lunghe un metro, coltello al polpaccio e un fucile subacqueo da Rambo. Si tuffa tra le rocce, in mezzo metro d’acqua, alla ricerca della preda. Dopo aver colpito per sbaglio una decina di alghe vagamente polipoidi, sgonfiato un papero salvagente e fatto sibilare l’arpione a un metro dal cranio di un tedesco, finalmente conclude la caccia. Trafora un polpo di mezzo etto ed esce trionfante con il cadavere attorcigliato all’arpione, l’aria trionfante come se avesse massacrato uno squalo. Sbatte il povero cefalopode sulla roccia, e lo mostra a tutti proferendo la famosa frase. «Stasera insalata di polpo per tutti». La moglie, che lo conosce da tempo, ha già pronte numerose scatolette di tonno perché in padella il polpo si ridurrà a una caramella di gomma. Ma i grandi cacciatori di piovre non badano a queste pochezze.

L’uomo in mutande
Creatura che non manca mai in un consesso spiaggistico. Tutti hanno regolare slip o bikini o topless, ma lui sceglie un look tutto particolare. È palestrato, unto e indossa un paio di micro slip o tanga bianchi che mettono in risalto le sue forme. Spesso gli slip non hanno neanche un ripieno adeguato. Ma il palestrato si sente bello così.

Le megattere
Deliziose signore sopra i centoventi chili che camminano nell’acqua fino a metà busto, per chilometri e chilometri, avanti e indietro, anche attraversando province diverse. Dopo questa faticosa ginnastica, rientrano sulla spiaggia. Una appartiene a una tribù di Cromagnon, e con tre tapper di melanzane annulla l’effetto della camminata. L’altra si accontenta di sei panini. Mentre camminano parlano, e a volte cantano.

Quello che non stacca mai
Mentre tutti in spiaggia passano una bella mattina spensierata, lui non riesce a staccare la testa. Appena arrivato, il suo primo pensiero è se il telefonino ha campo. Se ce l’ha inizia subito a chiamare. La sua frase preferita è: «Signorina mi fissi un appuntamento a settembre col dottor Grassi». Non riesce a non pensare al lavoro. Continua a chiamare gente accaldata in città o in vacanza al mare, chiedendo preventivi, organizzando riunioni e beccandosi una notevole dose di vaffanculo. Se poi il cellulare non ha campo, apriti cielo. Lo vedremo arrampicarsi sulle dune e vagare per chilometri alla ricerca di un punto dove c’è il segnale. Se ha Tim che non funziona e vede uno che riesce a chiamare con Wind, è capace di aggredirlo e rubargli il telefonino. Sulla spiaggia queste creature si radunano insieme, finché qualcuno non pronuncia la frase «c’è un punto dove prende!». E tutti corrono verso il magico luogo. Una volta, li abbiamo visti salire uno sulle spalle di un altro, componendo una piramide acrobatica di tre, per riuscire a telefonare. Finché ci sono loro, l’economia è salva.

Cinziadovevai e Lucadovesei
Bambini che vengono portati in spiaggia da genitori, o parenti, i quali spesso sono Penniconi o Cromagnon singoli. I genitori restano seduti sotto l’ombrellone. I figlioli giustamente hanno voglia di andare verso l’acqua o giocare. Ma questo preoccupa i parenti, che ogni dieci secondi urlano “Cinziadovevai” e “Lucadovesei”. Hanno voci stridule intorno ai cento decibel, impossibile riposare nei cento metri circostanti. Il sogno di questi genitori è che Cinzia e Luca vivano nel recinto di ombra dell’ombrellone senza osare uscirne. A volte, dopo le loro urla, si radunano presso di loro dieci Cinzie e dieci Luca terrorizzati.

Il pazzo con l’aquilone
Creatura che con la scusa di insegnare al figlio, semina il panico tra i bagnanti con un gigantesco e ingovernabile aquilone che cade in picchiata su dormienti, bagnanti, melanzane e Cinzie. Solo in due casi non viene redarguito. Quando l’aquilone, con folate a forza nove, gli ritorna indietro spaccandogli il naso, o quando abbatte un polparo.


Stefano Benni