AL PARTY DELLA GRANDE CHIACCHIERA
tratto da la Repubblica di giovedì 11 giugno 1998

ENTRANDO in clima Mundial, tre osservazioni.
Prima: non è vero che finalmente abbiamo un mese di Mondiali per dimenticare un attimo i problemi del paese. Siamo un paese perfettamente in grado di dimenticare i suoi problemi anche gli altri undici mesi.
Seconda: la settimana prima del Mondiale, è detta la settimana-squillo. Per tutti suonano i campanelli di allarme. Squadre compattissime scoprono che i loro giocatori si odiano e si rubano lo shampoo negli spogliatoi, calciatori che sono un esempio di moralità vengono scoperti a palleggiare con una bambola gonfiabile, e saltano fuori acciacchi, ginocchia rottamate, virus scorretti e anche casi di gotta e balbuzie. Che i giocatori possano essere un po' viziati, rissosi, e logori dopo cento partite di fila è abbastanza naturale, ma sotto i Mondiali questo diventa stupefacente.

PERCIÒ ecco i primi minacciosi squilli: gli azzurri sono a pezzi. E le prime sorprese: il Polo passa a Parma. In casa Diesse (non la Domenica sportiva, ma i Democratici di sinistra) qualcuno dice che gli sembra di aver sentito suonare un piccolo campanello di allarme. Bene, ragazzi, l'esame per l'Europa l'avete superato, adesso bisognerà fare l'esame dell'udito.
Terza: siamo sicuri che questi saranno i Mondiali del Duemila e della modernità? L'inno di Mameli, che era considerato vecchio e retorico, è stato grandemente rivalutato prima dal peana Forzitaliota, e poi dall'inno mondial-promozional-pronominale di Claudio Baglioni. C'è una continuità ideale nei riti italici, tra enfasi patriottarda e autobeatificazione catodica, tra Numi tutelari e Sponsor ufficiali. Per convincerci che siamo davvero nel Mondiale del futuro, continuano a bombardarci di cifre stratosferiche. Che i calciatori avranno almeno dieci giornalisti a testa (Zamorano, a cui toccava Biscardi, ha subito finto un infortunio e ha chiesto ai LLoyd di assicurargli la sintassi). Che la nazionale italiana alloggia in un castello da un miliardo, con fantasmi disegnati da Missoni, e mangerà sei forme di parmigiano, speriamo non tutte la stessa sera. Che un abitante della terra su due guarderà i Mondiali e la polizia sta ricercando l'altro. Ma intossicarsi di quantità è naturale, nell'immaginario siliconato di un paese dove la bontà della musica si misura dalla metratura del palco, l'importanza di un film da quanto sono costati gli effetti speciali, la serietà della beneficenza dal numero dei vip presenti. E dove la coscienza civile del governo è l'indice Mibtel e quella dell'opposizione è il patrimonio del suo capo. I Mondiali sono un fatto economico e l'economia è sangue, sudore e imponibile, come dice sempre Prodi quando va a messa a chieder perdono dei suoi disoccupati. Perciò ci daranno gioia e gol, ma anche insidie e insanie. Eccone alcune.

SINDROME MONDANA - Per costoro il Mondiale è soprattutto una grande occasione di chiacchiera: il primo passo è l'acquisto di un televisore grande come un materasso matrimoniale, il secondo è diramare gli inviti per un "mondial party", nel quale si finirà col parlare di tutto meno che delle partite: si discuterà dei fidanzamenti tra i calciatori e le dive, di Ronaldo e Ronaldinha, e se dietro la cerimonia inaugurale di Parigi c'era Spielberg, o la Lego. Le donne adottano il look alla Maldini senior, basta farsi la riga in mezzo e intingere i capelli nella Nutella. Gli uomini si fanno le treccine alla Gullit o, se sono calvi, si disegnano una schedina in testa. Particolarmente seguite le partite tra comici e politici, cantanti e francescani, magistrati e serial-killer, con la benevola astensione dei geometri e di tutte le associazioni di volontariato che lavorano anche senza la diretta tv. Altri argomenti del mondial party: qual è la maglia più bella, il verde giungla del Camerun o il bianco classico inglese, qual è il giocatore che flirta con una Spice Girl, chi guadagna di più tra Romario e Romiti. A tarda sera qualcuno dice: e se guardassimo la partita? Ma viene zittito per quell'inutile volgarità.

SINDROME OSSESSIVA - L'esempio è colui che, dopo aver assistito a cinquantasei ore consecutive di partite e commenti, vede passare per un decimo di secondo un familiare davanti allo schermo ed erompe nella frase: «Allora vi siete proprio messi d' accordo per non farmeli vedere, questi Mondiali!».

SINDROME DELLA VEDOVA - Colpisce chiunque, non interessandosi di calcio, viene emarginato dal consesso civile per tutta la durata del torneo. Alcuni accettano il loro destino e si rifugiano in un paesino incontaminato dell'Appennino con una pila di libri, per scoprire con orrore che gli abitanti del paese hanno installato in piazza uno schermo gigante e che tutti i bambini locali sono vestiti con la maglia del Brasile.
C'è invece chi cerca all'ultimo momento di mascherarsi da intenditore. Sfoglia febbrilmente giornali e album di figurine, e poi chiede all'amico: «Che ne dici se stasera vengo a casa tua a vedere Italia-Cile, sai io sono tifoso dei rossoneri juventini perché ci gioca Ronaldo ma nell'Italia mi piacciono molto Pagliuzza, Roby Fangio e Zolla, quello che gioca con i Celti».
Ultima chance, la seduzione, nel disperato tentativo di sottrarre il partner all'abbraccio mortale dello schermo. Le mogli si presentano in camera da letto vestite solo di tre figurine di calciatori Panini, ma il marito risponde laconico: «Ce le ho già». I mariti si ingozzano di Viagra ma scoprono che la moglie ha un blocco sessuale perché non gioca Del Piero. Tutto finisce col classico urlo «Adesso basta, me ne vado di casa». La moglie scappa con l'unico tifoso di bocce del condominio, il marito scambia il Viagra col Viacard e tromba tutti i casellanti dell'autostrada.



Stefano Benni