I PERICOLI D'ESTATE IN CITTÀ
tratto da la Repubblica di giovedì 23 luglio 1998

CALDO, negozi chiusi, smog, non sono i peggiori nemici dell'estate in città. Sono in agguato insidie da cui non è facile difendersi. Eccone un elenco.
IL TOSSICOPOLARE - Essere che ha sviluppato una dipendenza all'aria condizionata, tale da temere che un istante di esposizione al caldo possa incenerirlo. Obbliga i suoi colleghi di ufficio a vivere sottozero e indossare cappotti. Dopo il lavoro balza dentro la sua auto, riconoscibile dai ghiaccioli sul volante. Appena dentro casa, accende una bufera di climatizzatori che schianterebbe un eschimese. Non va al ristorante se non è sicuro di potersi sedere vicino al getto d' aria fredda, mangia solo mozzarella di freezer tagliandola col piccone.
A VOLTE lo si può trovare raggomitolato nel cassone dei gelati. Di notte costringe la moglie a dormire nel sacco a pelo sotto un cannone che spara neve artificiale. Si è liberato dalle zanzare ma talvolta nel sonno viene morsicato da un tricheco. Il suo motto preferito è: "Che estate di merda, ci sono quaranta gradi e io ho sempre il raffreddore".
IL LAVATORE D'AUTO - Uomo in mutande che, in mezzo alla strada, ogni notte, lava la sua macchina in una pozza di schiuma e detersivo larga anche duecento metri. Inutile fargli notare che l'auto è più che pulita. Vi sorriderà tristemente e tornerà alla sua ossessione. Se volete farlo felice, vomitategli sul parabrezza.
IL CALABRONE DELLA NOTTE - Alle tre di notte, quando dopo molti tentativi siete riusciti a prendere sonno, sotto la vostra finestra passa questo essere maligno, a bordo di un veicolo che emette un rumore senza paragoni nella scala cacofonica universale. È qualcosa che sta tra una sega elettrica, una zanzara smarmittata e la colica di una Formula uno. Il rumore inizia da chilometri di distanza e si spegne all'alba. Nessuno è mai riuscito a vedere chi sia il terribile calabrone della notte. Si favoleggia di un vecchietto su un minuscolo motorino. Blocchi stradali e agguati non hanno dato alcun esito.
LA SFILATA - D'estate, la città è invasa da sciami di Manifestazioni. Sui viali c'è la maratonina, sul lungomare il Festival Bar, nel chiosco cinquecentesco un dibattito sul premio Strega, durante il quale anche i sarcofagi sbadigliano e si aprono come ostriche. Ma la peggior disgrazia è scoprire che la vostra passeggiata è bloccata da una Sfilata. Modelle beccheggianti e ramboidi in bermuda hanno occupato militarmente la piazza davanti a un parterre di Vip rintronati. Non avvicinatevi, o dovrete subire il selvaggio assalto degli stilisti, in confronto ai quali un vù cumprà è meno insistente. Non contenti di aver invaso gli studi televisivi, sfilano in stazioni, scalinate, darsene, morgue, spacciando la ripetitività per scuola, le zip aperte per trasgressione, il griffaggio di profumi e accendini per creatività. Nessun angolo della città sfugge a questi ambulanti miliardari, telepresentati dal Pippone e dalla Pippona di turno in un ininterrotto spot ossequioso. Sono parate militari del banale elevato a potenza, scopiazzature di quadri e costumi antichi, versioni impellicciate e pralinate della sagra paesana e della processione del Santo, senza il miracolo di un attimo di spontaneità, e con la carica sexy di una polleria. Anche se Naomi divora chilometri come una marciatrice russa, e gli stilisti spendono miliardi di pubblicità e organizzano feste lussuose per trovare nuovi complici, il magazzino delle idee è vuoto. Se passate vicino a una sfilata, sfilate via.
IL SORDO DEL TELEVISORE - Signore che tiene la finestra aperta e il volume del televisore a livello di concerto rock. Tutta la zona viene svegliata alle sette di mattina dalla sigla delle Tartarughe ninja. Costringe i condomini a vedere tutti lo stesso telegiornale, perché il suo audio annichilisce gli altri. Guarda tutto, compreso il Dipartimento Scuola Educazione alle quattro di notte, e se gli abitate vicino potrete diventare geometri in un mese. A volte aggiunge alla televisone un giradischi a tutto volume. Dalle finestre contigue arrivano lanci di pentole, frecce e bestemmie, ma non c'è niente da fare. Non si può chiamare la polizia perché l'agente vi risponderà "mi dispiace signora, ma se non abbassa quel televisore non capisco una parola". Non si può suonare al campanello, né telefonargli perché non sente il trillo. L'unico modo per fermarlo è scalare la parete della casa ed entrare dalla finestra. Lo troverete addormentato e vi confesserà candidamente che lui la televisione non la guarda mai, la tiene accesa perché gli fa compagnia.
L'ANNAFFIATORE - Entità superiore, che da altezza misteriosa fa precipitare in continuazione getti d'acqua sui passanti. Giorno e notte, il rumore della sua cascatella risuona nel silenzio della strada. Si ignora quale tipo di foresta tropicale o avido baobab debba annaffiare in continuazione. Se siete colpiti dal getto, inutile guardare in su, l'annaffiatore misterioso è invisibile, tutt'al più potrete veder tremolare qualche geranio. Se gli gridate di star attento, smette per due minuti, e poi lo stillicidio riprende. Se lo insultate, molla giù annaffiatoi, bulbi e, in qualche caso, vasi di oleandri da un quintale.
LA PALLOTTOLA VAGANTE - Succede sempre più spesso che, nel corso di sparatorie tra bande camorriste, qualche cittadino venga colpito. È un gaio far west di pistoleri strabici sempre più spavaldi e numerosi, a riprova che queste organizzazioni stanno riprendendo il dominio del territorio. Ma pochi nel governo e nell'opposizione lo ammettono, o si allarmano, riservando sdegno e durissime reazioni soltanto alla faida di Arcore. La magistratura, in un anelito di verginità, sembra aver archiviato deviazione e connivenze. Perciò, per chi vuol rischiosamente passeggiare, segnaliamo i capi più "in" dell'estate. Per lei, la tuta antiproiettile stile pompierone che fa tanto Sigourney Weaver in "Alien". Per lui, la canottiera in lamiera e il giubbotto verde corazzato alla Bossi, con auricolare per accordarsi sul voto col Polo. Per i giovani la maglietta con la scritta "I remember mafia", un bel concertone in piazza e l'assicurazione che il ritorno della camorra si inquadra nel generale revival degli anni Sessanta. L'unico vero problema sono i seicentomila kalashnikov camorristi. Perché questa crisi dei fucili made in Italy?


Stefano Benni