IL SEXGATE DI PALMIRO E CESIRA
tratto da la Repubblica di giovedì 20 agosto 1998

PALMIRO, non possiamo andare avanti così. So che mi tradisci.
- Cesira, tu stai facendo dello sterile dietrismo. Portami i nomi, date e luoghi precisi, altrimenti continua a stirarmi la camicia.
- Sì, Palmiro. Tu mi tradisci con la portinaia Vanessa nel gommone dentro al garage, e il vostro rapporto dura da due anni.
- Alt! Tu non stai usando un linguaggio politically correct, che è fondamentale per orizzontarsi nella complessità moderna. Innanzitutto io non ti tradisco, perché quello che ho avuto con Vanessa non è un rapporto ma un contatto improprio.
- E che differenza c'è?
- Ma sei proprio "out", Cesira. Ti spiego com'è successo. Io venivo da destra nel corridoio, Vanessa stava dando lo straccio avanzando da sinistra, io me la sono trovata davanti e l'ho tamponata.

QUESTO dimostra che le donne non sanno guidare.
- Bugiardo. La mamma di Vanessa, in cambio della mia ricetta del polpettone di gatto, mi ha fornito prove inconfutabili del tuo tradimento.
- E sarebbero?
- Ecco qua: il vestito di Vanessa con tracce dei tuoi liquidi ormonici.
- Si dice organici, ignorante. E poi contesto questo uso sommario e disinvolto del reperto procedurale. Anche ammesso che nel tamponamento io abbia perso un po' d'olio, chiedo il test del Dna. Se gli spermatozoi non hanno la maglia del Milan non sono miei.
- Allora cosa mi dici di questo? È un collant di Vanessa con la tua dentiera impigliata.
- Un abile fotomontaggio. E poi questo è un processo politico, il tuo atteggiamento è persecutorio e tu stai trasformando il nostro matrimonio in un regime.
- Parli così perché la mia requisitoria è incalzante. Cosa facevi ieri notte alle due all'Idroscalo in compagnia di una nigeriana alta un metro e ottantotto con una minigonna di otto centimetri? Su, vediamo come rispondi.
- Ho ben tre risposte: uno, le spiegavo che se ne deve andare dal nostro paese e smetterla di portare via il lavoro alle italiane. Due, credevo che fosse Weah e volevo chiederle un autografo. Tre, volevo rapinarla.
- Non ti credo. La verità è che da quando frequenti quel bar di perditempo sei cambiato, sempre lì a parlare dei calciatori che si drogano.
- I calciatori non si drogano, si dopano, è diverso. I tossici si drogano, i divi ricorrono alla droga per sopportare lo stress del successo. Tra gli extracomunitari si spaccia, tra i Vip la droga circola. Devi imparare a parlare il politically correct.
- Ah sì, e tu da chi impari? Da Gastone, quell'ex-bombarolo fascista condannato per truffa e violenze alla moglie e ai figli?
- Ma Cesira, tu vuoi resuscitare le vecchie contrapposizioni! Madre Teresa, la Carrà, Baglioni, Violante non ti hanno insegnato nulla? Sei una neogiacobina, una murocontromurista ad oltranza. Sei una gran manichea.
- Beh sì, le maniche le stiro abbastanza bene ma per il resto non ho capito una parola. Comunque quel Gastone era e resta una carogna.
- È un uomo il cui passato gode di un'invidiabile privacy, è dedito a audaci iniziative commerciali ed esercita sulla famiglia la pressione psicofisica necessaria perché faccia un buon campionato.
- Non ti riconosco più, Palmiro, prima di sposarmi non parlavi così. E io che ho creduto in te. Sei come Prodi.
- Cesira, le tue lamentele rischiano di demotivare gli investitori esteri. Tornando ai veri problemi del paese, mi hai preparato da mangiare?
- O mio esigente interlocutore, vuoi forse sapere se ho provveduto al catering del nucleo familiare? Ebbene no, poiché per Ferragosto tutti i negozi erano chiusi e solo i musei erano aperti. Cosa preferisci, una statuetta egizia al sugo o una natura morta con peperoni?
- Smetti di sabotare il nostro patrimonio culturale. Quale serie di colpevoli ritardi amministrativi ha fatto sì che la tavola non sia apparecchiata? E di chi è quella tuta sul letto?
- Quella? È dell'idraulico Salvatore, con cui ho avuto una ripetuta serie di contatti stamattina e con cui sono pronta a un'intesa su questioni a medio e lungo termine. Non è ricco ma ha un ottimo sponsor, la rubinetti Niagara.
- Cesira, ma come parli? Non ti riconosco più. Se non la smetti ti riempio di botte.
- Sarebbe rivelatorio di una tua difficoltà ad aprirti al dialogo, ma non lo farai perché ho il ferro da stiro caldo e ti riduco i coglioni come due pizze.
- Basta. Bisogna chiudere i centri sociali!
- Cosa c'entra?
- Niente, quando c'è qualche casino in giro, c'è sempre qualcuno che propone di chiuderli, ci si fa sempre una bella figura. Se rivedi quel terrone di idraulico, digli che sono pronto a una pacificazione etnica alla Milosevic. Vi faccio fuori tutti e due.
- Vedo che le ultime rivelazioni sul Salvatorgate ti hanno turbato e che il tuo rapporto con la giustizia non è sereno. Vorrei dibatterne con te, ma devo uscire. Vado a una scalaquaranta benefica il cui ricavato andrà interamente alla casalinga che gioca meglio. Ci saranno molti Vip. Fatima la farmacista, Zia Margherita, detta la Parietti del quartiere, reduce da una operazione di chirurgia plastica fatta dal marito muratore, due seni in ghiaietto e cemento armato, tengono tutta la vita e tintinnano quando balla. E poi c'è anche Salvatore, che si esibirà in uno strap, che sarebbe uno strip fatto col nastro isolante, così dopo ci regala i peli a tutte.
- Che orrore! Io ti ammazzo, ti faccio a pezzi, ti squarto, o mia o di nessuno!
- Vedo che il tuo politically correct inclina verso il pulp. Io ti lascio, Palmiro. Il nostro rapporto bicamerale ha funzionato per un po', anche con la quota proporzionale di Vanessa. Ma ora per me tu non sei che un cespuglio. Mi hai picchiato tutte le domeniche che il Milan perdeva. Ai tempi di Sacchi e Gullit potevo anche reggere, ma adesso non voglio rischiare. Se ti vien fame, fatti una frittata, ma se la bruci non dare la colpa al ritardo dei Canadair. Nel caso dovessi annoiarti, ho messo le pile nuove nel telecomando, così la tua cultura potrà spaziare. Se ti senti solo, clonati. Farewell, my lovely (esce cantando).


Stefano Benni