IL RAPPORTO DEL VIGILE RENÉ PIETON
tratto da la Repubblica di giovedì 3 settembre 1998

EGREGIO signor comandante, ecco il rapporto sui fatti. Io, vigile urbano René Pieton, mi trovavo in servizio sulla strada per Spa nei giorni del controesodo. Notando un insolito affollamento al chilometro undici, mi sono recato sul posto, rendendomi conto che era appena avvenuto uno spaventoso incidente. Nel sinistro, provocato dalla fitta pioggia, erano coinvolti almeno venti autoveicoli, di modello a me ignoto. Erano delle spider decorate con scritte quali Marlboro, McLaren, Benetton, e assomigliavano a scatole di sigarette con le zampe. Pezzi di questi strani veicoli erano disseminati qua e là, e tutto intorno rotolavano gomme grosse come forme di parmigiano. Sul luogo dell'incidente si erano radunati migliaia di curiosi eccitati.
Ho visto spesso la gente fermarsi per un tamponamento, ma mai tanta.

A QUESTO punto ho cercato di allontanare i presenti con la paletta gridando "circolare, circolare", ma nessuno mi ha dato retta, anzi si sono levati cori ingiuriosi. Intanto dalle auto uscivano i feriti, già bendati come mummie, e mi sono meravigliato per la prontezza delle medicazioni. Da ulteriore esame ho però rilevato che non si trattava di bende, ma di tute, anche loro decorate con tatuaggi pubblicitari. Avvicinatomi a colui che mi era stato indicato come responsabile del tamponamento, tale Coulthard, di nazionalità scozzese, gli chiedevo subito patente, libretto e perché la sua macchina non aveva la targa, anche se per la verità non aveva neanche più il muso e le ruote.
Un agente di polizia, tale Durand, mi bloccava, e mi spiegava rudemente che eravamo in presenza di una gara di Formula Uno, e che le auto dovevano ripartire subito. Gli obiettavo che prima bisognava convocare la Polstrada per le rilevazioni di rito. Invitavo altresì gli incidentati a scambiarsi i moduli assicurativi per i danni. Uno di loro, di nome Alesi mi spiegava che i danni ammontavano a sessantacinque miliardi di lire, ma ho capito subito che voleva far la cresta. Mentre chiedevo il bollo al signor Alesi, vedevo carri Aci andare e venire con rapidità mai vista, sentivo rombare i motori e le auto ripartivano. Con abile intuito, giungevo nei pressi della curva detta Rivage, ove assistevo a un nuovo sinistro. Il signor Coulthard stava procedendo a andatura normale, con la testa girata all'indietro, come se attendesse qualcuno. Ed ecco piombare alle sue spalle, spruzzando acqua come un motoscafo, un veicolo rosso guidato da un turista tedesco di nome Schumacher. Vedendolo arrivare il signor Coulthard rallentava e veniva tamponato dal tedesco, che proseguiva la corsa su tre ruote. Avvicinatomi al signor Schumacher, mi accingevo a multarlo per eccesso di velocità e guida monca e pericolosa, ma costui usciva dall'auto inferocito e si dirigeva minacciosamente verso il tamponato.
Coulthard spiegava che aveva rallentato per cambiare la cassetta di Iglesias nel mangianastri, ma non veniva creduto. Scoppiava una rissa sedata dai presenti. Chiedevo all'agente Durand di intervenire, ma egli mi spiegava sottovoce che il signor Schumacher non poteva essere arrestato, essendo un raccomandato di ferro, ossia il pilota più pagato del mondo, un miliardo a sgasata o poco meno. Osservando il signor Schumacher, notavo che oltretutto egli è dotato di un pericoloso mento carenato e non provvisto di parafanghi, atto a speronare. Venivo altresì informato che, l'anno scorso, aveva cercato di spingere fuori strada un tale Villeneuve, pare per una questione di donne. Mentre la corsa proseguiva sotto la pioggia, imparavo altri particolari su questa setta motorizzata. Anzitutto, che non si fermano a far benzina come gli altri facendosi un caffè o una pisciatina, ma hanno una fretta maledetta.
Entrano in luoghi chiamati box, dove decine di loro amici gli riempiono il serbatoio in dieci secondi e cambiano tutte e quattro le gomme (che spreco!), senza che siano forate. Questa follia si chiama pit stop e la spacciano per una gran trovata moderna. Io ho obiettato che mio nonno pratica il pit stop da cinquant' anni, perché per sfuggire al controllo di mia nonna, riesce a entrare in un bar e fare il pieno di Pernod in meno di dieci secondi, e lo fa da solo e senza tutta quella gente intorno. Allora l'agente Durand mi ha spiegato che attorno alla Formula Uno c'è il solito giro di miliardi, di sponsor, e diritti televisivi, e quindi non valgono le regole della ordinaria viabilità, i piloti possono fare tutto quello che vogliono, e al pubblico piace così. Non convinto, con mossa rapida riuscivo a infilare un verbale dentro al casco del signor Schumacher, ma quello lo sputava fuori e io venivo bruscamente allontanato.
La zona si svuotava rapidamente e tutto tornava normale, se si eccettua che, nella foga del rientro, avvenivano settanta tamponamenti. Ma l'agente Durand mi spiegava che si era creata una condizione di eccitazione culturale pluricilindrica di massa ed era meglio lasciar stare. Tutto ciò rientra nella legge dell' Evento, sostenuta dal ministro belga Popcorn Veltronì e dall'unico accordo bicamerale che abbia veramente riunito governo e opposizioni. Secondo questo accordo la cultura è esclusivamente cinema, sport e musica quando ci sono adunate oceaniche, incassi plurimiliardari e dirette tv. Non sono quindi considerati cultura i libri, le piccole produzioni cinematografiche e teatrali, il jazz, lo sport nella scuola, gli istituti italiani all'estero, la tarantella e la pallamano. A questo punto, signor comandante, io le chiedo:
(a) con che faccia potrò fare una multa per guida pericolosa a uno col portapacchi che traballa, o col cane che sventola la lingua fuori dal finestrino, come prescritto dal codice.
(b) ritiene giusto che il signor Schumacher con il suo mento carenato e il signor Coulthard che ascolta Iglesias in curva e tutti questi signori che si fanno corna e dispetti a ogni sorpasso circolino indisturbati e diano il cattivo esempio agli automobilisti che già sono abbastanza maleducati?
(c) se tutto questo è regolare, io ho un cugino che si chiama Thierry, detto Thierry le Tir. È il guidatore più indisciplinato della città, va in moto su una ruota sola, fa gli slalom sui marciapiedi, punta le vecchiette sulle strisce, si infila all'interno nelle file, posteggia davanti ai passi carrai, si porta il clacson in casa per suonare se trova il bagno occupato, e una volta ha tamponato apposta un camion di maiali per rubarne tre al volo. Le sembra giusto che costui debba guadagnare solo due milioni al mese? In fondo, anche lui fa spettacolo.
(d) per finire, perché mi ha trasferito al reparto autorimessa rimozioni, dove gli automobilisti arrivano incazzati come Schumacher e lamentosi come Berlusconi? Dove ho sbagliato?
Confidando in una pronta risposta, il suo affezionatissimo sottoposto René Pieton.


Stefano Benni