GLI EROI DEL VEGLIONE
Tutti i modi per passare l'ultimo dell'anno, non sempre piacevoli
tratto da la Repubblica di giovedì 31 dicembre 1998

IN QUANTI modi, piacevoli e no, si può passare il trentun dicembre? Ecco un breve elenco di coloro che non esiterei a definire gli ardimentosi eroi del Capodanno.

Il Solitario
Il Solitario, una settimana prima della notte fatidica, viene colto dalla sindrome di San Silvestro, uno strano miscuglio di spleen, misantropia e odio per l'umanità. Dichiara agli amici che non parteciperà a questo rito noioso e sempre uguale, e che per lui Capodanno è una notte come le altre. A tutti coloro che gli chiedono "cosa fai il trentuno" risponde con omelie e invettive.
Questo stato di orgogliosa autonomia dal clima di festa, dura fino alle nove della sera fatidica. A questo punto il Solitario viene colto da pensieri tristissimi. Spia alla finestra i festosi preparativi di tutti, e i primi petardi gli feriscono il cuore come stilettate. Lascia il frugale pasto e il libro con cui aveva preventivato di passare la serata e parte in macchina, senza orologio, sperando di non pensarci più. Ma tutto gli ricorda la sua solitudine.
Frotte d'auto con gente vestita da sera lo sorpassano, comitive armate di bottiglie di champagne lo salutano, botti gli esplodono tutto intorno. Ed egli si rende conto che la città si è misteriosamente riempita di giganteschi orologi luminosi. Alle dieci e mezza la sua tracotanza si è trasformata in una resa dolorosa, e farebbe qualsiasi cosa per brindare con un essere umano. Davanti a lui ci sono alcune ultime, disperate soluzioni:
a) telefonare agli amici appena snobbati;
b) comprare una bottiglia di moscato e passare il Capodanno col casellante dell'autostrada, fingendosi un camionista;
c) entrare in un bar con una bottiglia di champagne e gridare «è nato mio figlio, offro da bere a tutti»;
d) entrare in un ristorante, fingendo di aspettare qualcuno, poi alle undici e cinquantasei scoppiare a piangere gridando «quella maledetta senza cuore mi ha lasciato solo, me lo aveva giurato e invece non è venuta», dopodiché sperare nella pietà dei presenti;
e) telefonare a una compagna di scuola brutta e mondanissima, da lui respinta trent'anni fa e dirle che improvvisamente ha capito di amarla follemente, e che vuole correre a casa sua a dirglielo;
f) andare a casa di Gazzotti, come il noiosissimo Capodanno scorso, durante il quale il Solitario aveva giurato agli amici: «Se mi vedete un'altra volta a casa di Gazzotti, sputatemi in faccia».
Tutte queste ipotesi si rivelano impraticabili. Gli amici sono già usciti, al casello c'è sciopero, nel bar si è ammessi solo su prenotazione perché c'è un cenone di ottantasei portate con anguille al posto dei grissini. Il ristorante è guardato a vista da tre buttafuori che hanno già respinto decine di solitari disperati. Al vecchio numero della compagna di scuola risponde un ristorante cinese che ripete «è tutto plenotato». Da Gazzotti c'è la segreteria con Jingle Bells.
Non resta che una soluzione. Alle undici e mezzo il Solitario sterza l'auto contro il guard- rail. A mezzanotte trascorrerà il capodanno con un gamba ingessata, insieme al medico di turno e a un'infermiera sorridente, con due gocce di Chardonnay nella flebo.
«E pensare che stavo andando a una bellissima festa in campagna» - dice. «Anche noi» gli rispondono dai letti vicini sette Solitari ingessati, alzando i calici.

L'Ansioso
Per lui il problema del Capodanno nasce all'alba del due gennaio. Da quel momento, egli comincerà a organizzare la serata, massacrando amici, consultando orari, prenotando ristoranti, e comprando un arsenale di fuochi artificiali. Per stare tranquillo, si farà firmare un impegno scritto dagli organizzatori di almeno sei feste, tutte a orari diversi. La settimana prima di Capodanno, l'Ansioso viene evitato come la peste. È agitato perché per problemi di approvvigionamento, gli è saltata la festa delle tre e mezzo, e inoltre c'è un problema di neve per raggiungere una baita sul Cervino. Ma tutto si aggiusta con l'acquisto di tremila pizzette e di un gatto delle nevi. Anzi, il trentuno pomeriggio, egli riceve numerose telefonate di amici dell'ultima ora, che vengono smistati in varie feste della regione. Vestito di tutto punto e con quattro megatoni di botti nel cofano, l'ansioso parte in macchina. Ha appuntamento alle dieci con una comitiva di amici in camper per andare a un ristorante dove si farà mezzanotte per poi andare a una festa al mare da dove si partirà in carovana verso un locale da cui alle tre si prenderà un treno speciale per andare alla festa nella baita in montagna da cui alle sei si scenderà in slitta fino all'autostrada dove un pullman riporterà tutti in città per prendere il cappuccino e concludere la nottata a casa di Gazzotti. Tutto procede bene, a parte la deflagrazione di un petardo che gli incendia metà macchina, ma il nostro eroe riesce a giungere al ristorante alle undici e mezzo, e qua inizia a mangiare in piedi tenendo i collegamenti via cellulare con vari gruppi sparsi e con la baita del Cervino. Ma alle undici e cinquanta lo stress degli ultimi giorni si scarica in una violenta colica renale. Imbottito di antidolorifici, viene scaricato dagli amici irriconoscenti al Pronto soccorso, dove il medico, mentre lo palpa, fa esplodere il petardo che teneva in tasca. Medicato d'urgenza, brinderà nel letto vicino al Solitario.

L'Esotico
Costui non può passare un Capodanno normale, ma deve organizzarne uno da raccontare agli amici. In un castello della Loira, su un catamarano in mare, in una miniera abbandonata in Sardegna. Leggendario un Capodanno su una chiatta ancorata sul Po, con disancoramento e risveglio a mezzogiorno a Spalato. Quest'anno è stato scelto il Capodanno in Cappadocia, in un monastero in cima a una roccia. Ci saranno canti di monaci, cibi tipici, e pernottamento in ceste matrimoniali sospese sul baratro. È obbligatorio un saio scuro, e possibilmente il cilicio. Si parte dalla Malpensa alle dieci. Alle dieci e mezzo, appare subito la scritta, «volo annullato». La comitiva passerà il Capodanno in piazza, sotto la neve, masticando panettone e noccioline seduta sui gradini. Alle tre, tutti da Gazzotti.

Gli Innamorati
Per tutto dicembre si sono fatti un giuramento. Capodanno solo tra loro, cenetta intima, e notte erotica. Lei si esibirà in uno strip e lui cucinerà il tacchino alle noci. Lui prepara la casa con ogni cura, compra candele rosse e lenzuola di seta, e prepara una vasca da bagno con petali di rosa. Lei acquista un completino di pizzo sexy da un milione e si allena per lo strip con le musiche più eccitanti per lui: Joe Cocker e la sigla della Domenica Sportiva. Agli amici che chiedono cosa faranno a Capodanno, rispondono «chissà, non abbiamo ancora deciso», e si scambiano un sorrisino complice. Alle dieci, tutto è pronto. Lui ha preparato la cena con l'aiuto del ricettario, il tacchino farcito è ottimamente riuscito anche se forse avrebbe fatto meglio a togliere le noci dal guscio.
Arriva lei, con un vestito rosso mozzafiato. Lui ha una violenta erezione che rischia di compromettere la serata già alle dieci e un quarto. Lei gli resiste. La cenetta trascorre tra deliziosi lazzi, guardando la televisione e commentando com'è piacevole questa loro intimità. Ma alle undici e mezzo suonano alla porta. È una brigata di cinquanta persone che grida «Sorpresa! Sapevamo che non avevate una festa dove andare, ma non passerete la serata da soli, se no a cosa servono gli amici?». L'allegra brigata invade la casa, vengono cucinati cotechini surgelati e lanciati petardi dal terrazzo, con danni e minacce di ritorsioni in tutto il condominio. La vasca ai petali di rosa, scambiata per una grande sangria, viene interamente bevuta e tutta la serata risuona di rutti profumati. Finisce con la scoperta del completo di pizzo sexy. Lui, ubriaco, è costretto a esibirsi sul tavolo in giarrettiere, lei è inseguita per i corridoi da tutti i maschi presenti. Alle quattro tutti vanno da Gazzotti. Dopodiché, finalmente soli, ma stremati, i due Innamorati si danno un casto bacio e si addormentano.

Gazzotti
Gazzotti non ne vuole sapere di organizzare la festa di Capodanno, ma ha una casa grande, una cantina piena di vini, e soprattutto è molto mite e non sa dire di no. Si calcola che, in vent'anni, abbia ospitato diecimila persone, offerto mezzo milione di bottiglie, pulito cento ettari di vomito e mai, dico, mai, cuccato una volta. I danni alla casa ammontano, ogni volta, a svariati milioni. Gazzotti è assicurato, ma la polizza gli scade sempre a mezzanotte del trentuno.

Il Capodanno di una volta
In un paesino sulle montagne della Maiella, un inviato della televisione ha scoperto anche questo anno l'ultimo eroe dei Capodanni di una volta. Siamo nell'abitazione del signor Tonino, isolata da metri di neve. Mentre la moglie Ersilia va a raccogliere le fascine, il signor Tonino prepara il tradizionale piatto di San Silvestro, la Torta biancona. È un tipico piatto di cucina povera. Si prende un grosso blocco di neve, lo si mette al centro del tavolo e si aspetta. Col calore del camino la neve si scioglie e rivela i suoi tesori. Una ghianda, una gomma americana masticata da uno sciatore, una merda di scoiattolo, una cartuccia da caccia, un lichene. Alla scoperta di ogni nuova leccornia, Ersilia e Tonino gridano di giubilo e stupore. È la gaia festa dei poveri, che ancora sanno apprezzare i piccoli doni della natura. A mezzanotte, si butta via quello che non serve più, quasi sempre la cicca di una sigaretta. Poi arrivano il branco dei lupi e tutti insieme si balla e si canta «Vola nu pavone», poi si brinda col White Thunder, cocktail povero ma vigoroso: tre parti di neve, una di grappa, e una scoreggia per il perlage. Dopodiché, tutti davanti alla televisione satellitare a guardare la Carrà, il Crazy Horse, il bombardamento di Bagdad e il Capodanno turco. Alle tre, una frana seppellisce la piccola baita e i suoi abitanti. È bello sapere che, nel cuore della ricca Italia, esistono ancora dei Capodanni così.


Stefano Benni