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Stefano Benni presenta... Papi Natale

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Nel grande Palasport del freddo Nord, diecimila sostenitori accolsero con un boato l’apparizione di Papi Natale.
L’inno del Partito della Strenna risuonò gioioso mentre migliaia di palloncini rossi e azzurri volavano verso il soffitto.
— Miei fedeli aiutanti — disse Papi Natale — Come ogni anno, un grande nobile compito ci attende. Portare ai bambini buoni i regali che attendono ansiosamente. Da centocinquanta anni sono il migliore nel settore, e sarà così anche quest’anno.
— Viva Papi Natale — urlarono gnomi, elfi e troll e renne.
— A tal proposito vi ricordo che, come ogni anno, avremo uno slogan. Un marchio che verrà impresso su tutte le confezioni dei regali, sulle nostre slitte, sui nostri supermercati e televisioni. Eccolo!
Sullo schermo apparve la scritta luminosa:
Meno male che il Natale c’è.
Scoppiò un applauso assordante, gnomi e elfi si abbracciarono, qualcuno piangeva.
— Bene, e adesso al lavoro: ci sono nuove importanti direttive. Al mio fianco ecco lo gnomo Verde e lo gnomo Picciotto, lo gnomo Frà, l’elfo Lecchino e il troll Renè. Saranno loro a illustrarvi il programma.
— Anzitutto — disse lo gnomo Verde — è proibito consegnare giocattoli pesanti, puntuti e dotati di guglie o pinnacoli con cui i bambini potrebbero farsi male. Proibiti tutti i robot metallici e i soldatini e orsacchiotti sopra il chilo di peso.
— E le bambole? — chiese uno gnomo fungaiolo.
— Portate fuori quello spiritoso e dategli una lezione — disse Papi Natale — Inoltre ricordate le nuove limitazioni da rispettare.
— Esatto — disse lo gnomo Picciotto — nel sud del paese i regali verranno consegnati da gnomi comandati personalmente da me. Non tollereremo invasioni nella nostra zona.
— Ma io ho già costruito dei pinocchietti... — disse un troll burattinaio di Caserta.
— Portatelo fuori ed eliminatelo — disse lo gnomo Picciotto — parla troppo.
— Proseguiamo — disse Papi Natale — ognuno di voi ha un elenco di centocinquanta categorie di famiglie ai cui figli non verranno distribuiti doni. Persone che complottano per privarci del nostro posto e sostituirci con qualche divinità pagana di Halloween, o con qualche boss comunista, nel senso italiano e non bielorusso del termine.
— Io capisco che siano esclusi dai regali i figli di magistrati e sindacalisti — disse una gnoma fucsia — ma non capisco i figli di dentista.
— Lo so io — disse Papi Natale — massaggiandosi la guancia — e poi zitta, bruttona! Portatela via e datele una lezione.
— Io credo — disse lo gnomo Frà — che dovremmo pensare anche ai figli di extracomunitari. In fin dei conti la beneficenza è sempre stata un forza della retorica buonista — catto-natalizia...
— Devo tirare fuori il suo pornovideo? — disse sottovoce lo gnomo Lecchino.
— No, stavolta cambiamo metodo. Caro gnomo Frà, sono stufo di sentirti contestare tutto ciò che faccio. Mi hai rotto le palle. Gnomi barbuti, strozzatelo.
Il povero gnomo fu strangolato con una calza da befana. Qualcuno applaudì, qualcuno gridò di orrore.
Si alzò il saggio gnomo Palletta.
— Capo ma se continui con questo massacro, sarà difficile usare lo slogan Meno male che il Natale c’è.
— Strozzate anche lui — disse Papi Natale — però aveva ragione, era un buon consiglio. Cambiamo lo slogan. Ci sono proposte?
— Arbeit macht frei? — disse lo gnomo Lecchino.
— Doni ai bimbi buoni morte ai fannulloni — suggerì il troll Renè.
— Lapponi terroni, il nord è dei padani — gridò lo gnomo Verde.
— Babbo Natale esiste ma guai a chi lo dice — disse lo gnomo picciotto.
— Non me ne piace nessuno — disse Papi Natale — spremetevi le meningi, nanetti del cazzo.
— Ho trovato — disse timidamente lo gnomo Bondolo — sentite qui: L’Amore vince l’Odio.
— Fantastico — gridarono tutti.
— Mi piace — disse compiaciuto Papi Natale — ebbene sì, su tutte le slitte e furgoni e supermercati e televisioni appaia questa scritta: L’Amore vince l’Odio.
— In un bel rosso vivace — disse il troll Renè.
— Strozzatelo — sibilò Papi Natale.
— Ho avuto una gran bella idea — gongolò lo gnomo Bondolo.
— Strozzate anche lui — ordinò Papi Natale — non mi piace che le maestranze abbiano idee. La seduta è tolta, al lavoro.
E tutti si dispersero cantando gioiosi ehi-ho alalà, pronti a far vincere l’Amore ovunque, a costo di strozzare tutti.

Stefano Benni