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Stefano Benni presenta... La tribù di Moro Seduto - Enrico, abbiamo il 51%

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I N D I C E
Una Dc tutta nuova
Gli Agnelli a Gabicce
Enrico, abbiamo il 51%
Dove sono cosa fanno
Giulione e i sacrifici
Fanfani, il fungo marziano
Economia domestica
Arrivano i tecnici
Tanassi con le ali
Caro Enrico...
L’amico americano
La grande stampa
Mi gioco il banco (di Napoli)
Per un King Kong italiano
Racchetta nera
L’ultima cena di Zac
Tema: è Natale
Le favole di nonno Gianni
Amen
Cuore di manager
La vendetta di Donat-Cattin
Mondazzoli e Rivori
Spennacchiotti all’Inquirente
Andreotti e Nembo Sid
Arrivano gli indiani
Laggiù nel Far-West
Autoblindocritica
Tutti gli indiani del presidente
Direttissima
Handicap o cavallino?
Come vivi la tua crisi
C’è operaio e operaio
Gesù, che passione
Incontriamoci
Siamo tutti in procinto
Visita guidata alle bellezze di Roma
Vi presentiamo una breve panoramica dei commenti apparsi sulla stampa italiana e internazionale all’indomani delle elezioni del 20 giugno, nelle quali il partito comunista italiano è riuscito a ottenere il 51,5% dei voti, e la maggioranza assoluta in Parlamento.

«Panorama»
Alle 22.46 del 21 giugno il segretario del Pci, Enrico Berlinguer (58 anni, pallido, magro, appassionato di scacchi, veste sempre in grigio) stava per accendere la televisione (quarta manopola a destra), quando il telefono rosso sulla console stile rustico del tinello tirolese nella sua casa romana (quattro camere, due bagni, ampia veranda, garage, vista sui colli, 130.000 trattabili) squillò. All’altro capo del filo Paolo Pulga (36 anni, occhiali di tartaruga, scapolo, veste pullover fatti dalla madre, una passione per i libri di Salgari, i wafer e le barzellette sui naufraghi), capo dell’ufficio elettorale del partito, disse con voce strozzata dall’emozione: «Enrico, abbiamo il 51%».
Il segretario del Pci impallidì, si versò due dita di Vov (ne è ghiottissimo), si grattò il mento ben rasato con lamette tedesche che compra alla tabaccheria Riconi di via Margutta e disse: «Stavolta l’abbiamo fatta grossa».
Nello stesso istante al ristorante da Poldo, specialità pollo alla diavola, caccia, abbacchio alla finanziera, Amintore Fanfani (età imprecisata, pittore dilettante, una predilezione per le cravatte a tinta unita e i governi monocolori, baffetti stitici, detto affettuosamente dagli amici «Lazzaro») tirò un gran pugno sul tavolo e disse a Benigno Zaccagnini (romagnolo, onesto, camicie a scacchi, gran bevitore di tamarindo): «Hai visto, buono a nulla, che cosa hai combinato?».

«il Giornale»
I comunisti hanno conquistato la maggioranza assoluta, e i primi tristi effetti non hanno tardato a manifestarsi. Esattamente nove minuti dopo l’apparizione dei primi dati in televisione, alcune persone hanno telefonato al nostro giornale, riferendo di aver visto quattro carri armati con una stella rossa fermi a far benzina in un Mottagrill vicino a Piacenza. Inoltre ieri notte un signore con folti baffi e colbacco, che parlava con spiccato accento straniero, ha chiesto da accendere al nostro direttore Indro Montanelli, e senza restituire l’accendino, è sparito tra la folla. Il signore, in cui molti testimoni oculari hanno riconosciuto Leonid Brežnev, è stato visto in parecchi altri punti della città.

«The Economist»
Terremoto a Wall Street alla notizia della clamorosa affermazione comunista in Italia che rafforza la lira e mette in crisi le finanze internazionali. Vere e proprie scene di panico sono accadute nella sala delle contrattazioni. Questa mattina la quotazione del dollaro era in preoccupante ribasso: a mezzogiorno ci volevano 20 dollari per comprare una lira. Anche il franco svizzero ha subito un rapido crollo, per la paura che venga interrotto il flusso di valuta italiana attraverso la frontiera. Carovane di turisti italiani stanno invadendo la Florida e la California, dove con un biglietto da mille si può vivere una settimana. Le azioni di molte industrie americane sono in crisi. La Coca-Cola ha annunciato che entro l’estate del 1977 cambierà il suo nome in Koka-kolaja, e verrà prodotta in Siberia. Si teme anche lo smantellamento delle basi Nato. A tarda sera il dollaro è sceso a quota 56,4 (56 dollari per una lira). La Banca d’America è intervenuta, fermando la caduta. La multinazionale Itt, in una conferenza stampa, ha dichiarato che la sua situazione patrimoniale è disperata, e se non interverranno aiuti non sarà in grado di mantenere il livello di strategia della tensione raggiunto negli scorsi anni. La Cia ha licenziato 2000 agenti, e bloccato le sovvenzioni a partiti e gruppi italiani. A tarda notte il dollaro ha chiuso a 03,4. Gli Stati Uniti hanno chiesto un prestito in oro all’Italia, che ha acconsentito, ma ha chiesto in cambio di poter distaccare due compagnie di bersaglieri a Chicago. La sterlina ha ripreso colore, il rublo impazza, il franco svizzero viene usato per incartare il pesce.

Enzo Biagi
Giolitti mi disse una volta: «Meglio avere i muratori al piano di sopra, che i comunisti in casa». Churchill disse un giorno a Togliatti, parlando di Giolitti, che una volta all’Onu gli aveva rubato quattro sigari dalla tasca della giacca. Quando l’episodio fu risaputo, Clare Boothe Luce disse seccamente «Churchill è un vecchio taccagno». Per Caruso, Clare Luce era quasi un idolo. La chiamava «splendida bassotta». Una volta De Gasperi lo incontrò per la strada, lo prese per il bavero e disse: «Cosa c’entra tutto questo con i comunisti?». Agnelli, una volta che era a cena con Castro, fu sentito dire: «Meno male che La Malfa non ha il caratteraccio di De Gasperi». La Malfa lo venne a sapere e disse: «L’avvocato pensi a sciare, che all’Italia ci penso io». La sua frase fu favorevolmente commentata da Moro, che disse a Fausto Coppi: «Magari avessimo due La Malfa». Fu accontentato. E una volta ancora lo sentii dire, a un tavolo di una pizzeria «due Margherite e due Napoli con molta mozzarella». «Ecco,» fu il duro commento di Cavour «i comunisti hanno il 51%, e lui pensa a mangiare.»

«L’Osservatore Romano»
Grosso pasticcio nelle elezioni italiane. Gli elettori cattolici, nella loro bontà e ingenuità, si sono fatti confondere dalle sigle. Questo spiega il voto a Pci, Dp, Psi e Lc, che in realtà gli elettori hanno inteso come Partito cattolico italiano, Democrazia papalina, Paolo sesto illuminaci e Letizia continua. Il papa, alla notizia dei risultati, ha commentato: «Non vale, si rifà».