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Stefano Benni presenta... La tribù di Moro Seduto - Giulione e i sacrifici

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I N D I C E
Una Dc tutta nuova
Gli Agnelli a Gabicce
Enrico, abbiamo il 51%
Dove sono cosa fanno
Giulione e i sacrifici
Fanfani, il fungo marziano
Economia domestica
Arrivano i tecnici
Tanassi con le ali
Caro Enrico...
L’amico americano
La grande stampa
Mi gioco il banco (di Napoli)
Per un King Kong italiano
Racchetta nera
L’ultima cena di Zac
Tema: è Natale
Le favole di nonno Gianni
Amen
Cuore di manager
La vendetta di Donat-Cattin
Mondazzoli e Rivori
Spennacchiotti all’Inquirente
Andreotti e Nembo Sid
Arrivano gli indiani
Laggiù nel Far-West
Autoblindocritica
Tutti gli indiani del presidente
Direttissima
Handicap o cavallino?
Come vivi la tua crisi
C’è operaio e operaio
Gesù, che passione
Incontriamoci
Siamo tutti in procinto
Visita guidata alle bellezze di Roma
Ogni tre mesi si celebra in Italia un antico rito pagano: il «discorso del sacrificio». Durante questo rito un presidente o un primo ministro appaiono alla televisione con faccia funerea e annunciano agli italiani che dovranno accettare con serenità e comprensione una serie di sacrifici necessari per uscire dalla grave crisi, la quale, eccetera. Giulio Andreotti, la giovane rivelazione che la Dc ha scovato nel suo vivaio juniores, ha deciso di rinnovare completamente anche questo aspetto della vita politica italiana, preparando una serie di discorsi rivoluzionari, di stile nuovissimo, che proporrà alla televisione nei prossimi mesi.

Discorso all’americana
Ehi ragazzi, su con quel muso, sono io, sono proprio il vostro Giulione Andreotti, incollatevi alla sedia che ho pronto per voi qualcosa di assolutamente eccezionale, okay, forza ragazzi che Giulione ora vi tirerà su di morale, su con quelle facce da funerale, un po’ di swing, così va meglio, okay ragazzi, è un momento duro, ma noi siamo una grande nazione, abbiamo avuto il boom economico, ragazzi, abbiamo lavorato sodo e per la miseria ragazzi, ci tireremo su, OK, c’è Giulione con voi, e con me ci sono i ragazzi dee-cee, li conoscete, non sono mollaccioni, son tutti sbarbati, tutte pellacce, ragazzi, è roba di ridere, un po’ di austerity, qualche tassetta, roba da niente, duri come rocce, no? Petto in fuori, pancia in dentro, vecchi pirati, in pochi mesi ci tireremo su, siamo forti ragazzi, diamoci dentro senza scioperi, senza aumenti di stipendio, forza ragazzi che per fine mese c’è una sorpresa fa-vo-lo-sa, la benzina a 2000 lire al litro, eh ragazzi, non è una trovata okay, non è fantastico quello che vi fa avere il vostro Giulione, e non è tutto per la miseria ragazzi, che bomba in ottobre, cassa integrazione per tutti due mesi, è una trovata mia, forte no, per la miseria ragazzi, facciamogliela vedere a questi tedeschi che ci tiriamo su, forza, su con le trippe, una bella sgobbata, lavoriamo sodo e torneremo nella hit-parade mondiale, be’ adesso per la miseria io e gli Agnelli brothers e Zac e gli altri ragazzoni della dee-cee andiamo a darci dentro, una bella serie di provvedimenti, uno-due uno-due e l’inflazione andrà giù al tappeto come un sacco di patate, parola del vostro Giulione, in gamba ragazzi e ricordate che la dee-cee è sempre il miglior partito per la miseria.

Discorso a favoletta
Cari italiani,
c’era una volta nel paese delle mucche un contadino che aveva una mucca bellissima, bianca e nera come la Juventus e con gli occhi dolci come quelli di Spadolini. Il contadino voleva molto bene alla sua mucca: tutte le mattine la lavava, la mungeva, e non si sognava certo di fare sciopero o di chiedere un aumento di mucca, si accontentava e la sua vita correva serena, il contadino fumava la pipa e la mucca mangiava l’erba, oppure il contadino fumava l’erba e la mucca mangiava la pipa, e tutto andava bene. Ogni tanto Fanfani veniva a prendere le uova fresche e per sbaglio la moglie del contadino, che non ci vedeva bene, lo chiudeva nella gabbia dei conigli, ma non succedeva niente, tutto finiva con una bella risata campagnola.
Vicino alla casa del contadino c’era un grande allevamento di mucche, tutto automatico, con 100 mila capi, musica in tutte le stalle per far fare il latte e un televisore con la faccia di Forlani per fare il burro, toilettes da mucca, solarium, piscina, ampia veranda, vista sul mare. L’allevamento era di un signore molto ricco che si era fatto da sé dal nulla lavorando sodo, speculando sodo, costruendo abusivamente, bustarellando, sfruttando, inquinando, pagando provocatori, pagando ministri, tutto sodo. Però l’allevamento era tanto bello e funzionava tanto bene che nessuno gli rimproverava quei piccoli peccatucci. Le mucche davano latte, cantavano Smoke gets in your eyes e l’industriale era contento.
Un brutto giorno nel paese scoppiò la peste bovina. All’inizio i sintomi del male erano subdoli: leggera tosse, difficoltà a muovere la coda, bocca secca, sonnolenza dopo un discorso di Moro. Poi la malattia colpiva le mucche con estrema violenza: la temperatura saliva rapidamente, il latte bolliva, alcune bestie si coprivano di bolle rosse, altre impazzivano e chiedevano la tessera del partito liberale, altre si buttavano nei precipizi e altre ancora partivano per l’esercito col grado di brasato. La peste bovina, in poco tempo, ridusse quello che era lo splendido paese delle mucche in un paese in rovina. Non c’era più latte, non c’era più formaggio.
Allora i regnanti del paese emisero un’ordinanza secondo la quale ogni cittadino del paese doveva sacrificarsi e dare una mucca. Il contadino, piangendo, salutò la sua adorata Jessica (tale era il nome della mucca) e quattro carabinieri l’andarono a prendere e la caricarono su un camion. «Perché,» disse il contadino «perché me la portate via?» «Perché senza sacrifici non si esce dal tunnel della crisi» disse un carabiniere leggendo sul polsino. «E poi, anche l’industriale ne dà una!» «Sì,» disse il contadino «ma lui ne ha altre 9000» e si prese una manganellata sui denti.
I carabinieri andarono all’allevamento, ma trovarono solo l’industriale che si rattoppava un calzino, le stalle vuote, e gli altoparlanti che diffondevano una marcia funebre. «Dio mio, Dio mio,» disse l’industriale «tutte le mie mucche svizzere sono tornate in patria, hanno sentito la nostalgia e sono scappate.» «Nel caso tornassero,» disse il carabiniere «ce lo dica, le daremo anche un premio.» «Si figuri,» rispose l’industriale «siamo sulla stessa barca, solo con lo sforzo comune si esce dal difficile momento economico.»
Stretta la foglia / larga la via / che bella cosa / l’economia.

Stile radio pop
Ciao amici qua è Giulio che vi parla perché cioè credo che se ne debba discutere insieme, al limite se uno vuol mettersi in bocca uno spinello e sdraiarsi per terra cioè dire, io me ne frego della crisi economica me ne sto bene qua fumato, io penso che bisogna discuterne insieme, cioè io penso che se si discutono insieme certe cose in un certo modo al limite dopo non succede niente chiaramente cioè, però a me sta bene parlarne, capisci, cioè adesso non è che l’economia vada bene, al limite va anche male, cioè capisci io penso che gli operai stiano sempre lì a pensare allo stipendio, cioè al limite mi sta anche bene che uno pensi ai soldi per mangiare, capisci però ci sono certe cose da fare in un certo modo, cioè c’è un certo tipo di musica di certi artisti che hanno un certo messaggio da dire in un certo modo e allora al limite a me sta bene anche De Gregori, chiaramente cioè capisci non dico che l’operaio debba mettersi lo spinello in bocca e stare lì fumato e ascoltare De Gregori che al limite cioè potrebbe essere gratificante però l’operaio non può stare sempre lì a pensare ai soldi cioè a questo punto subentra l’alienazione capisci, se ti metti sempre a pensare ai soldi io penso che al limite dopo sei fregato, cioè capisci io penso che bisogna discuterne insieme ma penso che gli operai di soldi non ne debbano chiedere di più, cioè al limite allora metto uno spinello in bocca a La Malfa così lo tiro su, faccio due o tre trip con Moro chiaramente cioè ma al limite così non è che risolve il problema, capisci cioè a me sta bene De Gregori che ha certe cose da dire in un certo modo cioè non mi sta più bene Pannella, comunque capisci al limite quando sei nella Nato sei sempre sul sicuro, e questi sono i Rolling Stones dall’Lp Sticky fingers, Simpathy for the Devil, oh yeah, ritmo, ritmo col vostro Giulioooooo...

Stile cronaca nera
Alle 18.33 del 5 giugno la signora Cristiana Democrazia, residente a Roma in piazza del Gesù, mentre stava attraversando un periodo di crisi, veniva investita da uno scandalo proveniente dall’America. Travolta in pieno, l’anziana signora riportava una grave vittoria elettorale. Subito soccorsa da un generoso automobilista di passaggio tale Enrico Berlinguer, la signora veniva condotta all’ospedale di Montecitorio dove veniva sottoposta a una difficilissima astensione. La signora superava l’astensione e si rimetteva in breve tempo, tanto da poter tornare al governo. Appena uscita dall’ospedale, però, veniva nuovamente investita da una grossa crisi economica che procedeva a grande velocità. Di nuovo raccolta esanime e soccorsa dal generoso automobilista di passaggio Enrico Berlinguer, veniva ricondotta in ospedale, dove versa in condizioni preoccupanti per emorragia di capitali, bubboni fascisti, varie fratture, scandali diffusi e pressione a livello Fanfani (minima 15 — massima 25).
I medici asseriscono che la malata ha urgente necessità di trasfusioni di sangue del gruppo rh 3 (lavoratore medio italiano) ed esortano a donare con urgenza. Sul luogo dell’incidente, per i rilevamenti del caso, si è recata una pattuglia della polstrada.