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Stefano Benni presenta... La tribù di Moro Seduto - La grande stampa

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I N D I C E
Una Dc tutta nuova
Gli Agnelli a Gabicce
Enrico, abbiamo il 51%
Dove sono cosa fanno
Giulione e i sacrifici
Fanfani, il fungo marziano
Economia domestica
Arrivano i tecnici
Tanassi con le ali
Caro Enrico...
L’amico americano
La grande stampa
Mi gioco il banco (di Napoli)
Per un King Kong italiano
Racchetta nera
L’ultima cena di Zac
Tema: è Natale
Le favole di nonno Gianni
Amen
Cuore di manager
La vendetta di Donat-Cattin
Mondazzoli e Rivori
Spennacchiotti all’Inquirente
Andreotti e Nembo Sid
Arrivano gli indiani
Laggiù nel Far-West
Autoblindocritica
Tutti gli indiani del presidente
Direttissima
Handicap o cavallino?
Come vivi la tua crisi
C’è operaio e operaio
Gesù, che passione
Incontriamoci
Siamo tutti in procinto
Visita guidata alle bellezze di Roma
L’economista Pierandrea Postacchia torna su queste colonne dove recentemente ha attaccato (nell’articolo «Continua lo scaricabarile») un corsivo del sociologo Angelo Marras, «A chi serve?», apparso sull’«Espresso». A sua volta Marras rispondeva all’articolo «Gli stilemi di Moro», apparso sul «Messaggero», in cui l’economista Antonio Bolla si inseriva nella polemica sul «Corriere» tra Sandro Tartarelli e il ciclista Gaetano Baronchelli. Gaetano Baronchelli, in un breve corsivo intitolato «Van Linden mi ha tenuto per la maglietta», difendeva lo psicologo Paolo Quaglia che in «Psicanalisi, mass-media e modello economico» accusava Guido Carli di autoritarismo e di fumare marijuana dentro la Borsa. Guido Carli, come ricorderete, in un intervento sulle colonne di «Panorama» «L’ultima spiaggia») aveva duramente stigmatizzato l’articolo della «Repubblica» in cui Scalfari contestava l’intervista di Agnelli al «Times» ripresa dal «Globo» tramite l’Ansa.
Tartarelli attaccava le tesi di Quaglia prima con un rovente intervento su «Famiglia Cristiana» e poi cercando di investirlo col motorino. Quaglia scriveva allora una lettera di protesta a «Famiglia Cristiana» che però veniva censurata perché scritta su carta profumata. Dalle colonne del «Resto del Carlino» Luigi Preti, parlando a una riunione del Rotary Club di Molinella, interveniva nella discussione asserendo: «Tartarelli dovrebbe leggere “Di imposte si muore”, il lucido corsivo qi Abbatelli a pagina 4 sul “Giorno”». Tartarelli non riusciva a leggere il lucido corsivo, ma se lo faceva raccontare dal suo attentissimo giornalaio, che però ne travisava il contenuto, cosa che suscitava le ire dell’Abbatelli che scriveva una lettera di protesta alla Rai e veniva querelato da Gustavo Selva, insultato da un tifoso laziale e scippato dell’articolo per «L’Espresso» da un teppista su una lambretta verde.
«L’Espresso» rispondeva con un articolo firmato da Valerio Riva, «Questa vespa non è poi così verde», scatenando l’ira di Montanelli che assaltava la sede del giornale romano con una bottiglia molotov piena di dopobarba. Sul «Giornale» appariva un corsivo dal titolo «I cialtroni di stato», a cui rispondeva subito «Trotto Sportsman» con un’arguta satira di Paolo Castelli dal titolo «Nike Hanover senza avversari». La lettera di protesta di Abbatelli veniva intanto misteriosamente ritrovata e appariva su «Amica» nella rubrica «Il nostro amico cane». Abbatelli scriveva allora alla «Stampa» che il tono della sua lettera era stato travisato, soprattutto perché la parola governo era stata sostituita con cocker e la parola inflazione con cimurro. Purtroppo, chi dice per un errore, chi per una manovra sotterranea, al posto della smentita appariva una foto di Mina con la didascalia: «Veduta notturna del porto di Genova». La Fnsi cercava di mettere ordine nella polemica e invitava i giornalisti a vigilare contro la concentrazione delle testate.

Quando tutto sembrava sopito, il direttore della «Notte» veniva sorpreso mentre tentava di tagliare un intervento dell’esperto valutario Renzo Pancotti per farsi una cravatta. Si scoprì subito che nel suo intervento «Un tapis-roulant per Andreotti» Pancotti attaccava Nino Andreatta per il suo articolo «Banche e liquidità», apparso una prima volta sulla rivista «Il Mulino» il 13 gennaio 1956 e riapparso poi, notevolmente invecchiato e con gli occhiali al bar Tre Scalini di Roma 12 anni dopo. L’articolo contestava radicalmente la dottrina di Paul Samuelson, così come era stata esposta in «Topolino e Barbanera», albo d’oro numero 115.
Il comitato di redazione proponeva la pubblicazione integrale dell’articolo, contro la tesi di alcuni che proponevano di pubblicare solo un riassunto e altri che proponevano di chiedere biglietti gratis per i traghetti. Pancotti scriveva per protesta al suo medico che scriveva alla «Gazzetta del Mezzogiorno» dove la lettera veniva pubblicata con un corsivo di accompagnamento di tale G. C., che la definiva «ambigua» e terminava con la frase: «Chi se la sente di dar torto a Bearzot?».

Questo scatenava una polemica tra Gianni Brera e Gino Palumbo. Palumbo sul «Corriere dello Sport» in «Colpo grosso della Spal a Marassi» difendeva Antognoni e lo paragonava a Vilfredo Pareto; Brera in «Una panchina che scotta» attaccava Antognoni e lo paragonava a «quelle vecchine che vendono castagnacci». Intervenivano nella polemica: Italia Nostra («L’ultimo lupo»), «l’Unità» («Ampio e serrato dibattito sul tema del centrocampo») e Massimo Inardi («Antognoni, un caso di psicocinesi»).
Giorgio Bocca accusava Postacchia di essere lontano dai problemi reali del paese e di fare del fumismo di sinistra. Il Postacchia lo sfidava a comparire davanti ai probiviri. Per sbaglio di autobus i due finivano davanti alla casa di Gava e rinunciavano. Tartarelli li attaccava sul «Mattino» con il pezzo «Quanto costa giocare a golf», provocando la reazione di Eugenio Cefis che chiedeva la sua testa ad Angelo Rizzoli che comprava il «Mattino», il «Carlino» e il «Fiorino» e li concentrava in un giornale nazionale su cui lo psicologo Andrea Melella finalmente rispondeva al Tartarelli con l’articolo «I perché di una tragedia», provocando la sdegnata replica dell’«Osservatore Romano».
Per ragioni di spazio, siamo purtroppo costretti a rimandare la pubblicazione dell’articolo dell’economista Pierandrea Postacchia al prossimo numero.