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Stefano Benni presenta... La tribù di Moro Seduto - Racchetta nera

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I N D I C E
Una Dc tutta nuova
Gli Agnelli a Gabicce
Enrico, abbiamo il 51%
Dove sono cosa fanno
Giulione e i sacrifici
Fanfani, il fungo marziano
Economia domestica
Arrivano i tecnici
Tanassi con le ali
Caro Enrico...
L’amico americano
La grande stampa
Mi gioco il banco (di Napoli)
Per un King Kong italiano
Racchetta nera
L’ultima cena di Zac
Tema: è Natale
Le favole di nonno Gianni
Amen
Cuore di manager
La vendetta di Donat-Cattin
Mondazzoli e Rivori
Spennacchiotti all’Inquirente
Andreotti e Nembo Sid
Arrivano gli indiani
Laggiù nel Far-West
Autoblindocritica
Tutti gli indiani del presidente
Direttissima
Handicap o cavallino?
Come vivi la tua crisi
C’è operaio e operaio
Gesù, che passione
Incontriamoci
Siamo tutti in procinto
Visita guidata alle bellezze di Roma
Scena: un elegante circolo tennis di Milano. Soci selezionati, fondo dei campi con disegni di Vuitton, raccattapalle somali. Sul campo centrale Arnaldo Forlani, Amintore Fanfani, Massimo De Carolis e Nicola Pietrangeli si preparano a una partita di doppio. Arriva di corsa il presidente del Coni Giulio Onesti.

ONESTI. Dottor Forlani, finalmente l’ho trovata.
FORLANI. Ho molto da fare.
ONESTI. Ma, dottor Forlani...
FORLANI. Non insista, se mi vuol parlare ancora del Cile, le ripeto che noi non chiediamo la tessera a nessuno.
FANFANI. Preferiamo tesserare i morti.
PIETRANGELI. Il dottor Forlani alludeva al fatto che quando facciamo sport non badiamo al colore politico dell’avversario.
ONESTI. Ma allora io cosa devo fare?
FANFANI. Perché non si iscrive alla Dc? Pensi che titolo potremo sparare sul giornale: «Onesti alla Dc», tutti direbbero: ma come, allora ci han preso gusto? Non ne bastava uno? E Zaccagnini non è geloso?
DE CAROLIS. Papà, non scherzare sul partito. (Si fa il segno della croce.)
PANATTA, BERTOLUCCI, ZUGARELLI, BARAZZUTTI (in coro). Annamo a giocà?
FORLANI. Sì, andiamo. Però per sottolineare il nostro disaccordo dal regime di Pinochet, giocheremo, ma rifiuteremo di fare la doccia, e torneremo a casa tutti sudati.
FANFANI. Propongo di più. Facciamo giocare il caro De Carolis, che è un campioncino, in doppio con Panatta. Ogni punto, si volterà verso Pinochet e dirà: «comunque, non vi siete comportati bene».
DE CAROLIS. Papà, perché non giochi tu?
FANFANI. Mi piacerebbe, se riuscissi a vedere cosa c’è al di là della rete.
ONESTI. Allora come mi devo comportare?
DE CAROLIS. Se vuole lo chiedo a Indro, il mago di Milano.
ONESTI. Legge il futuro?
DE CAROLIS. Le pare che legga quella robaccia? Solo il passato fino al 1920. lo vado sempre a farmi fare le carte da lui quando devo prendere una decisione importante.
(Arriva il presidente Giovanni Leone tutto vestito di bianco, con scarpette e racchettina.)
LEONE. Posso giocare anch’io?
FANFANI. Scusi, ma lei chi è?
LEONE. Ma come! Non mi riconoscete? (Fa con la mano destra un caratteristico saluto a testa di lumaca.)
FORLANI. Caro presidente! Ma è proprio lei! Quanto tempo! Ma dov’era finito?
FANFANI. Chi è, pure... mi sembra di ricordarlo...
LEONE. Vabbè, attualmente sono un po’ latitante, ma proprio fino al punto di non riconoscermi... Bravi bravi, vi vedo in forma. Chi è questo giovanetto coi capelli corti?
DE CAROLIS (scattando sull’attenti). Sottotenente Massimo De Carolis, prima compagnia, secondo plotone, seconda porta a destra bussate che devo spostare le rotaie del trenino. Ai vostri ordini signore!
LEONE. Bene, bene. Qual è il tuo Corpo?
DE CAROLIS. Questo qui dentro i vestiti, signore.
FANFANI. Lo scusi sa. E un giovane sottotenente che io sto sviluppando.
LEONE. È sicuro che non sia un giovane sottosviluppato che lei sta tenendo?
FANFANI. Ci metterei la mano di Butini sul fuoco.
ONESTI. Io non ho ancora capito cosa devo fare.
PANUCCI, BERTOLATTA, BARAZZELLI E ZUGARUTTI (in coro). Annamo o nun annamo a giocà?
PIETRANGELI. Io quando gioco ai cavalli non gli chiedo mai la tessera.
FORLANI. Porteremo via l’insalatiera da sotto il naso di Pinochet.
DE CAROLIS. Dovrà mangiare il radicchio nell’elmetto! (Si rende conto di aver detto un’altra cretinata, china la testa contrito, diventa rosso.)
(Indro Montanelli balza in campo dal cespuglio dove era nascosto.)
MONTANELLI. Ti ho visto! Sei diventato rosso! Opportunista!
DE CAROLIS (indietreggiando). No, non è vero, non è vero.
MONTANELLI. Sarai punito. Cosa preferisci? A scelta: 30 nerbate, 30 pater ave gloria, 30 cartoline di Vladivostok, 30...
FANFANI (che sta giocando da solo). 30 a 15, batte Fanfani risponde Newcombe.
DE CAROLIS. Non si dice 30 a 15, si dice thirty-fifteen.
FANFANI. Come parli bene. Sei stato in America? Cosa ci sei andato a fare?
DE CAROLIS. Niente.
FORLANI. Allora eri con l’inquirente.
PIETRANGELI. Io quando gioco a bowling non chiedo la tessera a nessuno.
FANFANI (esaltandosi). 30 pari, batte Fanfani, risponde Newcombe, testa di La Malfa, traversa, rete!
PANELLI, ZUGARATTA, BERTOLUTTI E BARAZZUCCI (in coro). Annamo a giocà?
FORLANI. Ma sì che andiamo, ma sì. Se dobbiamo evitare tutti i paesi non democratici, che dire allora dei paesi comunisti?
DE CAROLIS. Giusto, giusto (brandisce la racchetta menando fendenti nell’aria) ah, ho una voglia di moderare le mani...
FORLANI (stentoreo). Questi signori che si scandalizzano per l’insalatiera cilena, si scandalizzano altrettanto per l’insalata russa?
(Quattro minuti di applausi per Forlani. De Carolis piange sulla spalla di Montanelli e Fanfani sul ginocchio di Panatta. Forlani si inchina ripetutamente, finché il coccodrillino non gli cade dalla maglietta e se ne va.)
ONESTI. Allora si va?
FORLANI. Per me, si va.
PANUTTI, BARAZZATTA, ECC. Annamo a giocà!
(Tutti insieme, tennisti e politici, intonano sull’aria di Faccetta nera.)
Racchetta ne-era/bell’abissi-ina/aspetta e spera/che la Davis è vicina/quando saremo/sul sei a tre/fai un inchino/e chiedi scusa a Pinochet.
(Se ne vanno.)