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Stefano Benni presenta... La tribù di Moro Seduto - Tema: è Natale

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I N D I C E
Una Dc tutta nuova
Gli Agnelli a Gabicce
Enrico, abbiamo il 51%
Dove sono cosa fanno
Giulione e i sacrifici
Fanfani, il fungo marziano
Economia domestica
Arrivano i tecnici
Tanassi con le ali
Caro Enrico...
L’amico americano
La grande stampa
Mi gioco il banco (di Napoli)
Per un King Kong italiano
Racchetta nera
L’ultima cena di Zac
Tema: è Natale
Le favole di nonno Gianni
Amen
Cuore di manager
La vendetta di Donat-Cattin
Mondazzoli e Rivori
Spennacchiotti all’Inquirente
Andreotti e Nembo Sid
Arrivano gli indiani
Laggiù nel Far-West
Autoblindocritica
Tutti gli indiani del presidente
Direttissima
Handicap o cavallino?
Come vivi la tua crisi
C’è operaio e operaio
Gesù, che passione
Incontriamoci
Siamo tutti in procinto
Visita guidata alle bellezze di Roma
È Natale. Le vetrine del centro risplendono di luci multicolori. I bambini schiacciano i nasini contro le vetrine, per guardare i giocattoli. Un bambino schiaccia il nasone su una vetrina della Standa lasciando una vistosa scia di moccolone, come una lumaca. Quattro commessi escono e lo arrestano. Il bambino viene identificato per E.C., calabrese, dedito alle droghe dure. (In tasca aveva un pezzo di torrone.) Nevica: fili d’argento si tendono tra terra e cielo. In barba alla crisi, tutti comprano regali, perché ormai il Natale è l’ultimo valore che ci resta. Un signore rosso in viso, stracarico di pacchetti e pacchettini, urla con tono di sfida «chi ha detto che Bulova è caro?». «Teppisti!» gli risponde un coro di consumatori. L’aria sa di solidarietà, ottimismo, e sali da bagno.
Un’ombra velocissima schizza nel traffico del centro. È il pensiero del Santo Padre che in questo giorno di letizia corre ai poveri. Dal Vaticano giunge la notizia che alcuni giovani hanno autoridotto una messa trasformandola in un’autorimessa e riempiendo la basilica di motorini. Costernazione del Santo Padre. Al presepe vivente di Pescasseroli Fanfani ha ottenuto la parte del Bambino Gesù. Tutto è rigorosamente storico, ad eccezione della cometa annunciatrice che è stata sostituita da un ufficio stampa di sedici fedelissimi.
Al cenone governativo, sotto l’albero di Natale, tutti aspettano i doni che hanno chiesto. Zaccagnini la diccì nuova. Cossiga la stella da sceriffo, Gava la zona sud di Chicago. Agli industriali, una busta con i soldi, se no magari si corre il rischio di regalare qualcosa che hanno già.
«Si mangia, si mangia» annuncia Andreotti, e i democristiani ululano secondo una tradizione che si tramanda di padre in figlio. È a questo punto che Berlinguer s’intrufola e di nascosto mette sotto il piatto di Andreotti una letterina, tutta rilucente di porporina d’oro. La lettera dice «Caro Bambino Gesù. Perché un altro Natale con la Dc?». Giulio s’indigna. Diavolo! Ma senza la Dc non ci sarebbe Natale. Che senso avrebbe la festa se non ci fosse la Dc a mantenere ingiustizia e malgoverno? Come faremmo a sentirci caritatevoli guardando chi è più disgraziato di noi? Dovremmo dire «in questo giorno di letizia il nostro pensiero corre tuttavia ai nostri industriali lontani» oppure «la nostra gioia non deve farci dimenticare le nuove e moderne case del Friuli»? Dove va a finire lo spirito natalizio senza i poveri? Ci avete tolto tutti i valori, volete toglierci anche la beneficenza?
Berlinguer sta zitto. Si vede che avrebbe voglia di astenergliene quattro. Ma è troppo Natale.