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Stefano Benni presenta... La tribù di Moro Seduto - Spennacchiotti all’Inquirente

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I N D I C E
Una Dc tutta nuova
Gli Agnelli a Gabicce
Enrico, abbiamo il 51%
Dove sono cosa fanno
Giulione e i sacrifici
Fanfani, il fungo marziano
Economia domestica
Arrivano i tecnici
Tanassi con le ali
Caro Enrico...
L’amico americano
La grande stampa
Mi gioco il banco (di Napoli)
Per un King Kong italiano
Racchetta nera
L’ultima cena di Zac
Tema: è Natale
Le favole di nonno Gianni
Amen
Cuore di manager
La vendetta di Donat-Cattin
Mondazzoli e Rivori
Spennacchiotti all’Inquirente
Andreotti e Nembo Sid
Arrivano gli indiani
Laggiù nel Far-West
Autoblindocritica
Tutti gli indiani del presidente
Direttissima
Handicap o cavallino?
Come vivi la tua crisi
C’è operaio e operaio
Gesù, che passione
Incontriamoci
Siamo tutti in procinto
Visita guidata alle bellezze di Roma
Scena: un modesto ufficio in piazza del Gesù. Zaccagnini timbra. Piccoli lavora a maglia. Umberto Agnelli dà il cencio per terra, Bisaglia scopa. Improvvisamente, si apre la porta. Entra Andreotti, col fiato grosso.

ANDREOTTI. Oh... mamma... mamma mia... che cosa tremenda...
ZAC. Andreotti... Dio mio, cosa è successo? Parla! È caduto il governo? I comunisti si sono astenuti troppo?
ANDREOTTI. Una cosa terribile... terribile...
AGNELLI. Donat-Cattin ti ha letto la mano?
ANDREOTTI. È successo... uno scandalo... una faccenda di bustarelle...
ZAC. Be’, e allora? Ne succedono, qualche volta, no?
ANDREOTTI. Senti... non so come dire... questa volta... oh Dio, una cosa terribile... sembra... sembra...
BISAGLIA. Parla, parla!
ANDREOTTI. ...sembra che vi sia implicato un democristiano!
(Un urlo sale fino al cielo. Scene di panico, pianti, Bisaglia sviene, Agnelli strilla, Piccoli e Bisaglia si strappano i capelli l’un l’altro.)
TUTTI. Non è possibile. Non ci possiamo credere. Assolutamente non può essere!
ANDREOTTI. ...Ci sono delle prove... ho visto io con i miei occhi...
FANFANI. Giulio, non posso crederci. Sarebbe la prima volta in 30 anni.
ANDREOTTI. Eppure è così! Sentivo che prima o poi doveva succedere. Me l’aveva detto Moro. Guarda, che a forza di stare al governo, qualcuno si monta la testa e magari si porta a casa qualche biro, o anche peggio. Mai, mai avrei creduto!
PICCOLI. E chi è coinvolto?
ANDREOTTI. Spennacchiotti. Un doroteo di base demitiano ma legato all’ala moderata butiniana dei fanfaniani, con legami con Comunione e liberazione e Democrazia nazionale.
FANFANI. Proprio lui! Un uomo tutto di un pezzo.
RUMOR (sbattendo la testa contro il muro e traendone suono di tamburo). Non ci credo. Sono convinto che sia del tutto innocente. Scommetto che è pieno di sdegno.
ANDREOTTI. Purtroppo, l’hanno colto sul fatto. Ha comprato una scatola di sigari con sconto da deputato a Montecitorio, e l’ha rivenduta, traendone illecito guadagno: 300 lire!
TUTTI (sdegnati e furibondi). Non può essere! Traditore! Disonesto! Ladro! Che orrore!
MORO. Calma, calma...
ANDREOTTI. E tu da dove salti fuori?
MORO. Non lo so, ero in piedi vicino all’armadio delle scope, quando Bisaglia mi ha preso, mi ha girato per i piedi, e ha cominciato a spazzare per terra con la mia testa...
BISAGLIA. E non hai detto niente?
MORO. Preferisco stare nell’ombra.
FANFANI. Aldo, tu che sei sempre così chiaro e deciso, cosa pensi del caso Spennacchiotti?
MORO. C’è un vecchio proverbio che dice «colpevole è chi invece».
TUTTI. Cosa vuol dire?
MORO. Non ve lo dico. Se no che Moro sarei?
(Entra Gava.)
MORO. Senti un po’ Gava. Vorremmo un’informazione da te, che sei uno dei nostri probiviri con Gioia, Lima e Grimaldello. Conosci un certo Spennacchiotti?
GAVA. Mai sentito. Adesso guardo nell’elenco dei soci. Dunque, sì, Spennacchiotti Emidio, eletto deputato nel 1963. Dal 1964 al 1967 rifiuta la presidenza di 12 enti pubblici e quattro banche. Nel 1970 viene eletto presidente del banco di Napoli ma si dimette sdegnato perché c’era un cassiere che diceva le bugie. Nel 1971 rifiuta la presidenza dell’lri e diventa acerrimo nemico del capomafia locale, don Calogero Sedara. L’anno dopo riesce, dopo ripetuti sforzi, a bloccare la costruzione di quattro palazzi abusivi a Roma, e al loro posto fa edificare una foresta di betulle. Nel 1973 rifiuta numerose presidenze e fa licenziare sei cugini da un giornale e otto da enti vari. Nel 1974 viene fermato a Chiasso, mentre cerca di importare in Italia due milioni di franchi svizzeri. Fermato, paga senza fiatare una multa di tre milioni e si congratula con il doganiere per aver fatto il suo dovere. Il giorno dopo il doganiere viene promosso e trasferito più vicino a casa. Spennacchiotti ha sette figli, quattro muratori e tre disoccupati. È proprietario di una bicicletta Legnano 1955. Vive in una baracca alla periferia di Roma, al Tufello. Quest’anno ha raccolto, ingessato e guarito 712 passerotti con una zampina rotta, tutti gratis e in anestesia generale.
ANDREOTTI. Una tipica carriera democristiana. Non un neo, non uno scandalo, e tanta bontà.
RUMOR. Per la verità, i franchi svizzeri...
BISAGLIA. Via, non cerchiamo il pelo nell’uovo. Del resto, anche tu, con la Lockheed...
RUMOR. Io? Non ti permetto! È Gui che invece...
ZAC. Basta! Basta! Nel nostro partito c’è una sola legge! Quella che vuole che in 30 anni, dico 30, nessun democristiano sia stato coinvolto, che dico coinvolto, sfiorato da uno scandalo. Quindi, Spennacchiotti deve pagare!
TUTTI. Così sia. Non abbiamo niente da nascondere.
(Si apre la porta, entra Gui, scarmigliato.) Una notizia tremenda! L’Inquirente!
RUMOR. Hanno condannato Spennacchiotti?
GUI. Hanno condannato me!
(Momento di stupore, poi urla, fuga generale, grappoli di persone che si lanciano dalla finestra, valigie, passaporti e stridere di gomme. Zac riprende a timbrare, lo sguardo assente.)