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Stefano Benni presenta... La tribù di Moro Seduto - Arrivano gli indiani

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I N D I C E
Una Dc tutta nuova
Gli Agnelli a Gabicce
Enrico, abbiamo il 51%
Dove sono cosa fanno
Giulione e i sacrifici
Fanfani, il fungo marziano
Economia domestica
Arrivano i tecnici
Tanassi con le ali
Caro Enrico...
L’amico americano
La grande stampa
Mi gioco il banco (di Napoli)
Per un King Kong italiano
Racchetta nera
L’ultima cena di Zac
Tema: è Natale
Le favole di nonno Gianni
Amen
Cuore di manager
La vendetta di Donat-Cattin
Mondazzoli e Rivori
Spennacchiotti all’Inquirente
Andreotti e Nembo Sid
Arrivano gli indiani
Laggiù nel Far-West
Autoblindocritica
Tutti gli indiani del presidente
Direttissima
Handicap o cavallino?
Come vivi la tua crisi
C’è operaio e operaio
Gesù, che passione
Incontriamoci
Siamo tutti in procinto
Visita guidata alle bellezze di Roma
Lei era giovane e bella, quando correva sembrava la pubblicità di un succo di frutta. Era laureata in legge, e stava preparando una tesi sulle eccezioni processuali, che sarebbe a dire sui democristiani che non vanno mai dentro. Era femminista, ma non di quelle sfacciate; quando qualcuno per strada le faceva un complimento pesante, arrossiva solo un po’. Cosi era arrivata ai 24 anni senza essere stata violentata né menata (eccetto naturalmente che dai familiari) e tutti riconoscevano che era una ragazza seria.
Lui era forte e robusto, quando correva sembrava il generale Miceli inseguito da un mandato di cattura. Era disoccupato in una fabbrica di vernici. Da tre mesi non lavorava, e doveva tenersi in allenamento respirando i gas di scarico delle corriere. Per arrotondare si arrangiava facendo il disoccupato in mille modi. Un giorno lui e lei (orrore) erano a letto insieme nella casa di un amico di lui, molto ricco, che vendeva caldarroste, quando lessero la notizia che un certo Mario Einaudi avrebbe avuto un miliardo di liquidazione. Lui disse: «Cara, perché stiamo qui a marcire quando fuori abbiamo tutto il mondo a disposizione? Andiamo a lavorare due o tre mesi, prendiamo la liquidazione, e poi fondiamo un cineforum, o una pizzeria di sinistra, o prendiamo la casa in campagna, e facciamo la bella vita tutta la vita».
«Caro,» disse lei guardandolo con amore «il tuo discorso ha due punti deboli: il primo è che non hai detto neanche un cazzo e neanche un cioè, e tu sai che queste cose mandano in visibilio la stampa, non puoi deluderla. Il secondo punto è: esistono possibilità di lavoro di questo tipo?»
«Compagna,» disse lui «alzati e ti farò vedere.»
E andarono all’ufficio di collocamento. Lui si presentò e disse: «Vorrei lavorare».
«Giovanotto,» disse il collocatore «lei ha lettere di raccomandazione? Un biglietto di Andreotti, un francobollo di Fanfani, un cruciverba di Moro, una parola d’ordine?»
«No» rispose lui.
«Lei è per caso figlio del presidente Leone, o di deputato, o di persona importante?»
«No» rispose lui.
«Giovanotto,» disse il collocatore «qua cominciamo male. Lei batte la fiacca, e poi pretende che le trovi un lavoro. Che cosa vorrebbe fare?»
«Vorrei un lavoro da 300.000 al mese, che mi lasci un po’ di tempo libero.»
«Dunque, vediamo. Ci sarebbe libero un posto da informatore della polizia. Oppure, ecco, se vuole può entrare nella banda Vallanzasca. All’inizio è dura, ma poi è facile sfondare nel mondo del cinema. Oppure, c’è un bel posto di guardiano allo zoo di Roma. Non occorre titolo di studio, non occorre specializzazione. Deve solo dare da mangiare alla tigre ed essere amico di Bisaglia. Come dice? La cosa la spaventa? Sarebbe molto più pericoloso essere amico della tigre e dar da mangiare a Bisaglia. Non crede? Va be’, vedo dalla faccia che lei non ha voglia di far niente. Avanti un altro.» Si fece avanti lei.
«Signorina,» disse squadrandola il collocatore «lei vuole prendermi in giro. Lei non è in minigonna, né in jeans aderenti, non è truccata, non cammina in modo provocante, e si presenta per un lavoro?»
«Io, veramente, "Vorrei lavorare, non sposarmi.»
«Non mi capisce,» disse il collocatore con un sospiro «comunque ecco qui le possibilità: 200.000 lire, comparsa in un film pornonazista, 250.000 in fumetto erotico, 300.000 in film in cui prende cotta per cane spinone. Se no posti da segretaria: segretaria dottor Cefis, 200.000 più una percentuale sulle perdite, segretaria di Loris Corbi, arrivato primo nella classifica del manager dell’anno, o di Petrilli, eliminato in batteria. Ma dia retta a me, signorina, si sposi, si sposi.»

Ed ecco i nostri due eroi, seduti su una panchina dei giardini pubblici.
«Sono nella merda» dice lui.
«Adesso sì che parli bene» dice lei.
«Basta,» dice lui «mi dipingo la faccia e faccio il fricchettone, mi metto in una tribù d’indiani e prendo il nome di guerra di Piccolo Bullone.»
«E io sarò Piccola Manovella» dice lei.
«E prendo la P 38 e faccio un quarantotto, altroché sessantotto» dice lui.
«Bravo, così nel settantotto alle elezioni la Dc prende il cinquantotto e riporta il paese al quindici-diciotto» dice lei.
«Cazzo» dice lui.
«Cioè» dice lei.
E se ne vanno tristemente.