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Stefano Benni presenta... La tribù di Moro Seduto - Tutti gli indiani del presidente

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I N D I C E
Una Dc tutta nuova
Gli Agnelli a Gabicce
Enrico, abbiamo il 51%
Dove sono cosa fanno
Giulione e i sacrifici
Fanfani, il fungo marziano
Economia domestica
Arrivano i tecnici
Tanassi con le ali
Caro Enrico...
L’amico americano
La grande stampa
Mi gioco il banco (di Napoli)
Per un King Kong italiano
Racchetta nera
L’ultima cena di Zac
Tema: è Natale
Le favole di nonno Gianni
Amen
Cuore di manager
La vendetta di Donat-Cattin
Mondazzoli e Rivori
Spennacchiotti all’Inquirente
Andreotti e Nembo Sid
Arrivano gli indiani
Laggiù nel Far-West
Autoblindocritica
Tutti gli indiani del presidente
Direttissima
Handicap o cavallino?
Come vivi la tua crisi
C’è operaio e operaio
Gesù, che passione
Incontriamoci
Siamo tutti in procinto
Visita guidata alle bellezze di Roma
Abbiamo chiesto a quattro giornalisti di scrivere un loro parere sull’area dell’autonomia, e sulla nuova realtà giovanile. Ecco i loro interventi, che pubblichiamo ringraziando.

Alberto Ronchey
Nel 1975, in Svezia, ci sono stati 56.574 incidenti stradali. Di essi, ben il 58 per cento è stato causato da donne. Nel contempo il reddito nazionale lordo è aumentato da 5600 corone pro-capite a 7543, senza contare i self-appointment cheques, i welfare bonus e le vincite a tombola. Sono cifre drammatiche, che gettano una luce particolare sui fatti di questi giorni all’università di Roma. È ovvio che tutto il mondo occidentale, inteso come ipotetico Commonwealth etnico-razziale che raggruppa una middle-upper-class a reddito elevato, è in crisi rispetto a un Terzo Mondo in cui il consumo di banane è sceso dalle 89.000 tonnellate dell’ottobre 1976 alle sole 76.000 attuali.
La misura di questo gap si avverte confrontando, ad esempio, l’architettura di una scuola tedesca rispetto a una capanna delle Barbados. Tutto ciò è stato particolarmente avvertito al Tufello, il cui home-landing disagevole non favorisce l’occupazione, vuoi per la conformazione geologica di Cuba, vuoi perché in Italia l’indice di lavoro Callaghan è salito da 5,8 per unità operativa del 1976, all’attuale 5,9 che è ridicolo confrontato a quello del Giappone preindustriale. Queste le cifre. Di fronte ad esse, perché gli studenti non fanno un esame di coscienza?

Enzo Biagi
Un giorno Crispi disse a Giolitti: se l’Italia fosse una barca, l’improvvisazione sarebbe la sua vela. A Giolitti la frase piacque tanto che la sera stessa ne parlò a cena con Churchill. Churchill rispose: in questo caso, vincereste tutte le regate, in Europa; Giolitti, dal ridere, si strozzò con una cucchiaiata di brodo. Quando Spadolini lo seppe, disse: «Giolitti è la persona più golosa che conosca». Anche Longanesi ero goloso. Una volta, al caffè Greco, si mise quattro krappen in una manica e cercò di svignarsela. Guttuso, che era presente, lo fermò e disse: «cosa c’entra tutto questo con l’autonomia?».
Quanta tristezza, quanti capelli, quanti slogan senza senso! Una volta D’Azeglio disse al figlio, che gli chiedeva i soldi per il cinema: «ragazzo mio, perché vieni sempre da me quando hai bisogno di quattrini? Devi diventare autonomo!». Se fosse vivo adesso, lo ridirebbe?

Giorgio Bocca
La controcultura non esiste. Io la facevo già nel 1955, e so che non serve a niente. È inutile urlare slogan. Non serve chiudersi gli occhi. Le manifestazioni fanno rumore, gli striscioni sono difficili da arrotolare, il linguaggio è stantio. L’ideologia è menzogna, la rivoluzione un’utopia e Marx era uno pseudonimo. La sinistra italiana è sbagliata. Continua ad andare a sinistra, senza accorgersi che cosi facendo si allontana da se stessa. Il socialismo non esiste. Esiste la coscienza individuale del giornalista socialista. Ma anche di questo non sono sicuro. Arrabbiarsi per il Cile è inutile. Il personale non è mai politico, a meno che non si tratti del personale delle Ferrovie. Lenin è sorpassato. Marcuse è troppo lento, gli operai sono testoni, gli studenti dicono sempre cazzo e la borghesia latita. Il mio gelato da cento diventa sempre più piccolo, le caldarroste costano un’esagerazione e ho una macchia di umidità sul muro. Ragazzi, è ora di finirla con le parole ,e di rimboccarsi le maniche. Il conformismo di sinistra è una trappola mortale. Il sessantotto è sepolto, il Vietnam lontano e sono sicuro di covare l’influenza.

Il grande letterato
Li ho visti. Più di seimila. Sui loro volti, tracciati con vernice bianca, i segni di una clownerie, più forzosa che ironica, come make-up necessario a uno spettacolo di cui non interessa l’esito. Slogan lanciati come stelle filanti di un carnevale autunnale in riva a un mare livido, gonfio di vascelli a vele spiegate verso una impossibile rivoluzione. L’allegria entra violenta a liberare un attimo il quotidiano, come Vicks Vaporub in un naso chiuso. Lo stare insieme, Mottagrill di illusione sull’ Autostrada della solitudine, un caffè di solidarietà con due brioche di anarchia. Ma nel viaggio verso il casello dell’utopia li sorprenderà la pantera dei carabinieri della realtà industriale, e il brigadiere della consapevolezza metterà loro le manette della disperazione. Pure è bello, tra questi muri gonfi di scoppi cromatici che un Pollock impazzito ha graffito in un impeto di disoccupazione, tra queste voci giovanili già così adulte, e pur garrule, come di passerotti inquinati dal catrame ideologico che pur tuttavia scuotendo le alette appiccicose...