[an error occurred while processing this directive] StefanoBenni.it - La tribù di Moro Seduto - Handicap o cavallino?


Stefano Benni presenta... La tribù di Moro Seduto - Handicap o cavallino?

[ Sito “Validato W3C” — Risoluzione 800×600 — Hosting: OVH.it — WebMaster: Fabio Poli — e-mail: info@stefanobenni.it ]

I N D I C E
Una Dc tutta nuova
Gli Agnelli a Gabicce
Enrico, abbiamo il 51%
Dove sono cosa fanno
Giulione e i sacrifici
Fanfani, il fungo marziano
Economia domestica
Arrivano i tecnici
Tanassi con le ali
Caro Enrico...
L’amico americano
La grande stampa
Mi gioco il banco (di Napoli)
Per un King Kong italiano
Racchetta nera
L’ultima cena di Zac
Tema: è Natale
Le favole di nonno Gianni
Amen
Cuore di manager
La vendetta di Donat-Cattin
Mondazzoli e Rivori
Spennacchiotti all’Inquirente
Andreotti e Nembo Sid
Arrivano gli indiani
Laggiù nel Far-West
Autoblindocritica
Tutti gli indiani del presidente
Direttissima
Handicap o cavallino?
Come vivi la tua crisi
C’è operaio e operaio
Gesù, che passione
Incontriamoci
Siamo tutti in procinto
Visita guidata alle bellezze di Roma
Voi potete anche criticarlo, dice Mike Bongiorno, ma il mio telequiz è la vera trasmissione popolare italiana. Ha ragione: smettiamo di prendercela con questo genere così socialmente coraggioso e rivalutiamolo, mettendone in luce gli elementi autenticamente popolari.

I concorrenti. Essendo il gioco estremamente popolare il 99% dei concorrenti è costituito da operai. Solo il restante uno per cento è costituito da studenti, professionisti, parapsicologi, tabaccai, insegnanti, bancari e casalinghe benestanti. Gli studenti sono scelti tra i più politicamente combattivi, ma purtroppo giunti davanti alle telecamere vengono attanagliati dall’emozione, diventano improvvisamente centristi e si innamorano di Sabina. Le casalinghe sono ammesse solo se si dichiarano buone cuoche e in possesso di una ricetta per conservare i funghi e il marito. Gli insegnanti sono tutti adorati dagli alunni. Quando Mike chiede «al suo paese, adesso, tutta la sua classe sarà davanti al televisore a fare il tifo per lei» mai che ce ne sia uno che risponde «i miei alunni non mi possono vedere» oppure «stasera i miei alunni sono tutti in cantina a farsi uno spinello». Macché. Tutti davanti al televisore a vedere il maestro. Questo, oltre che popolare, è bello.

I doni. Un momento estremamente popolare del telequiz è quello dell’offerta dei doni. I concorrenti si sentono in dovere di portare al signor Mike un prodotto della loro città. È un diritto divino alla primizia, come quello del presidente della Repubblica per i tartufi superiori al chilo. «La mia città» (e il concorrente si inchina) «mi ha incaricato di regalarle, signor Mike» (inchino), e giù cotechini, maioliche, formaggi giganti e panforti. In zone d’Italia dove l’indice di gradimento è più alto, c’è già un vero e proprio culto pagano. C’è la chiesa con la statua di Buana Mike, il Divino Cretino Italoamericano, che nella mano destra stringe un pulsante e con la sinistra mette in guardia dai rischi. La gente in processione porta maialini e verdure. I bambini pregano «Signor Mike, fa’ che mi ricordi la data della battaglia di Custoza». Avvengono miracoli. Un pensionato costretto su una sedia a rotelle da vent’anni, ha snocciolato uno dopo l’altro gli affluenti del Po che non ricordava più dalle elementari.

Le domande. Le domande popolari riguardano argomenti estremamente legati al momento sociale e alle inquietudini contemporanee. Esempio di tabellone: l’Australia, il Seicento, il Far-West, gli strumenti a fiato, le piramidi, i crostacei, i Macchiaioli, i grandi navigatori. Tutti sanno come possedere una cultura popolare di questo tipo sia essenziale nella vita di tutti i giorni. È di ieri la notizia di un caporeparto dell’Alfa che ha licenziato un tornitore con le parole: «Capirà, Breviglieri, è già la terza volta che lei non mi riconosce un paguro!».

La valletta. La valletta popolare è un’oasi di pace nella bufera del femminismo dilagante. Essa fa solo quello che le viene chiesto. Porge la busta al signor Mike, accompagna, cortese infermiera, i concorrenti in cabina, gioisce e soffre con loro senza parlare e senza interferire. Mike e il notaio sono uomini e ne sanno più di lei. Per questo vorremmo vedere in futuro, insieme alle vallette giovani, quelle care vecchiette sdentate e ingobbite da cinquant’anni di lavoro, simbolo di virtù familiari ormai dimenticate, che insieme alla busta porgano al signor Mike un piatto di ragù casereccio o una sciarpa fatta a mano.

Il signor Mike. Che dire di lui? Solo che fa del bene. Egli non ci fa pensare ai grandi scandali, ma ai grandi fiumi, non a Gava, ma a Arsenio Lupin, non all’aborto, ma al Music-Hall. Egli sostituisce nel tabellone della nostra vita le materie brutte con quelle belle e allegre. Per questo speriamo che resti tanti e tanti anni ancora.