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Stefano Benni presenta... La tribù di Moro Seduto - Siamo tutti in procinto

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I N D I C E
Una Dc tutta nuova
Gli Agnelli a Gabicce
Enrico, abbiamo il 51%
Dove sono cosa fanno
Giulione e i sacrifici
Fanfani, il fungo marziano
Economia domestica
Arrivano i tecnici
Tanassi con le ali
Caro Enrico...
L’amico americano
La grande stampa
Mi gioco il banco (di Napoli)
Per un King Kong italiano
Racchetta nera
L’ultima cena di Zac
Tema: è Natale
Le favole di nonno Gianni
Amen
Cuore di manager
La vendetta di Donat-Cattin
Mondazzoli e Rivori
Spennacchiotti all’Inquirente
Andreotti e Nembo Sid
Arrivano gli indiani
Laggiù nel Far-West
Autoblindocritica
Tutti gli indiani del presidente
Direttissima
Handicap o cavallino?
Come vivi la tua crisi
C’è operaio e operaio
Gesù, che passione
Incontriamoci
Siamo tutti in procinto
Visita guidata alle bellezze di Roma
Il giovane Valerio Minnella, redattore di radio Alice, radicale non-violento, già obiettore di coscienza, arrestato per i fatti di marzo a Bologna, non ha finora ottenuto la libertà provvisoria perché ritenuto «socialmente pericoloso». Ha iniziato uno sciopero della fame nel carcere di Bologna, è stato trasferito a quello di Modena, dove è stato picchiato dagli agenti di custodia perché «scambiato per uno che aveva tentato di evadere». Al momento in cui scriviamo, è ancora in carcere.
Il giovane Vincenzo Cazzaniga, dell’Unione Petrolifera, arrestato per alcune lievi irregolarità amministrative tra cui l’aver succhiato mezzo litro di benzina dal serbatoio di un motorino, ha ottenuto la libertà provvisoria in quanto ritenuto «socialmente non pericoloso». Messo nella cella «C» (con Crociani, Cefis, Caltagirone e Ciancimino) del carcere di Santo Immaginato, ha iniziato lo sciopero della fame rifiutando anche le banconote di piccolo taglio, di cui è ghiottissimo. Durante la notte è stato picchiato da un secondino che si è scusato dicendo: «Mi scusi, al buio l’avevo preso per Sindona». Trasferito al carcere di Modena alla cella «L» (Liggio, Lefebvre, Lima, Labruna), è stato nuovamente picchiato da un agente di custodia che l’aveva scambiato per l’amico della moglie e poi pestato dal compagno di cella che s’era svegliato di notte e l’aveva scambiato per un ladro. A questo punto l’hanno scarcerato.
Il caso di Cazzaniga riporta drammaticamente alla ribalta il problema delle migliaia di industriali, generali, uomini politici e banchieri che languono nel carcere di Santo Immaginato. È di ieri la notizia che Arcaini ha denunciato di venire sistematicamente torturato in cella da due secondini che gli chiedono un fido bancario per comprarsi una moto. Il generale Miceli, nella sua infermeria, è costretto a mangiare semolino da tre mesi, e malgrado sia affetto da una gravissima forma di segreto militare, viene costretto ad alzarsi quando gli rifanno il letto. Nella famosa cella «G», dove sono rinchiusi Gava, Gioia e Giannettini, malgrado gli armadietti siano chiusi a chiave, continua a sparire la roba. È ovvio che, non potendosi sospettare dei detenuti, è qualche secondino che se ne approfitta durante l’ora d’aria. L’ora d’aria che, come sapete, non può certo bastare per ritemprarsi fisicamente dopo tutto un giorno di prigionia. Alcuni detenuti, come Sindona, Crociani e Riva, hanno infatti ottenuto, per buona condotta, il permesso speciale di restar fuori cella più tempo (Riva è già al dodicesimo anno d’aria).
Einaudi (Egam) e Salizzoni (Ina) hanno deciso di devolvere il 2% della loro liquidazione (circa 3 miliardi) a un comitato per la libertà degli industriali. All’obiezione che gli industriali sono tutti liberi i due hanno risposto che questa è la riprova che il comitato funziona bene.
Intanto la tensione nel carcere di Santo Immaginato è vivissima. Una rissa è scoppiata ieri nel braccio «H» (redditi superiori al mezzo miliardo): Gava, Petrilli e Pesenti sono venuti alle mani per una storia chi dice di donne chi di obbligazioni Bastogi. Ursini, intervenuto per dividerli, è stato colpito da Pesenti con un rudimentale coltello fatto con una cambiale. Nel pestaggio sono intervenuti Attilio Monti e Ventriglia. I secondini li hanno divisi. A tarda notte, la tensione era ancora grande. Sui muri è apparsa la scritta «La Dc non si lava, tiene Gava». Nella cella di Petrilli, oltre che a una rudimentale piscina fatta con mollica di pane, è stato scoperto un buco che porta direttamente alla toilette della Sala Borsa di Milano.
Lo scandalo è stato grande. Da ogni parte si chiede la restrizione delle libertà carcerarie, e l’abolizione di tutti i permessi. Inoltre, dato che gran parte dei problemi del carcere di Santo Immaginato sono dovuti al superaffollamento, tutti concordano nella necessità di essere meno fiscali con queste categorie cosl duramente colpite dall’ondata di arresti. Si concedano libertà provvisoria, permessi di espatrio, elasticità nelle istruttorie. «È ora di smetterla» ha detto Crociani dalla sua cella con palme «di prendersela solo con gli industriali e i politici. Perché i signori giudici non cominciano a mettere in galera qualche studente d’agraria? L’Italia andrebbe meglio!»