Stefano Benni presenta... Non siamo stato noi - Aiuto gli Ufo

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I N D I C E
gli extraterrestri
Tutta la verità sul caso Skappler
Caso Skappler: arrivano gli alpini
I mostri d’estate
Aiuto gli Ufo
Anche per oggi non si vola
La fatina dai celerini turchini
Pianeta proibito
tutto quanto fa spettacolo
La gente bene
A proposito di maiali
Delitto a San Siro
Piccole emozioni
Portoinsvizzera
Vacanze tranquille
questi benedetti giovani
Offerte di lavoro
Okay, okay
Se potessi avere cento punti al mese
Radio libera
Prima della riforma
Trovar casa a Bologna
Qualche appunto per un decennale
culturame
È morto Cimoni
Diario di un intellettuale
Una lezione di Berto
Finansa maledetta
Vademecum Di Bella
La maturità di Francesconi
sui massimi sistemi
Amnesy International
Il tempo, il tempo
Facciamo un altro disoccupato
Caro Enrico
Telegrammi
Frasi celebri
Sacrilegio nella santa stalla
alla guerra come alla guerra
Oh, quante belle teste
Oktoberfest
Il computer
Piove
Stato di primavera
forza italia
Forza azzurri
I misteri della fede
Ultime notizie dall’Italia
Era il migliore di tutti noi
Sappiamo quante cose pericolose girano sulle nostre teste? E’ il titolo in prima pagina dell’«Unità» di ieri. E’ vero, non si può più guardare il cielo senza provare un brivido di paura. Eccoli, tutti in orbita. Novecentottantasei Cosmos russi. Migliaia di satelliti americani. Stazioni spaziali. Mottagrill spaziali, un cappuccino ottantamila lire. Lo spazio è intasato. Volano pacchetti di sigarette vuoti, bucce di melone. La lista dei cinquecento (deve essere finita per forza lì). Satelliti tedeschi a forma di valigia con i patacchini di Canazei e Saturno. Il Satellite San Marco con un telegramma di Saragat per gli abitanti di Andromeda. E altre cose ancor più pericolose, sempre sul punto di cadere. Elicotteri, meteoriti, governi Andreotti. Laboratori spaziali radioattivi, piccioni colitici, nubi solari. I palloncini che sfuggono di mano ai bambini. I proiettilini che sfuggono di mano ai questurini. Quel punto lì, in alto, è pericolosissimo. E’ un aereo privato con dentro Colombo e Fanfani. Gira continuamente intorno alla terra aspettando che si liberi un posto. E più in là, vicino alla stella polare, dentro al pallone gonfiato c’è Donat Cattin. Il pallone è quello con la riga rossa. Poi c’è una grande astronave nera.
Dentro ci sono tanti morti, e poi generali, spie, fascisti, ministri, provocatori, e uno scompartimento di processi ibernati. Gira sempre, gira gira è pericolosa, ma nessuno la ferma. C’è anche un aereo Lockheed che sorvola le spiagge sganciando biglietti da diecimila, e i democristiani si azzuffano per raccoglierli.
Quella nube nera è la nube pestifera del Cosmos caduto: gira sul Canada chiedendo a tutti: «Scusi, sa dove posso trovare il dottor Cefis?». E, finalmente lo trova, urla «Babbo!» e Cefis la inala con affetto e gli sembra di tornare ai vecchi tempi della Montedison. Là, verso l’Orsa minore c’è un’astronave americana con quattro astronauti in orbita da dieci anni, e uno è sotto di novanta milioni di dollari a poker. Un traghetto spaziale di Gioia. Un jumbo Luigi XIV di uno sceicco. Più in là, una enorme astronave dove, con una soluzione geniale, sono stati spediti nello spazio un milione di disoccupati. Ma, dicevano prima di salire, che possibilità di lavoro può esserci su Giove? E Tina Anselmi, seria, «avete guardato bene i dati delle liste di Napoli?» E quelli, convinti, partivano. Ed ecco, vicino a Sirio, un’astronave di operai esuberanti.
Fanno braccio di ferro, saltano la corda, fanno le flessioni, tutto insomma per scaricare la loro vergognosa esuberanza. Viaggiano a dodicimila chilometri all’ora verso Urano. E’ la mobilità. Ogni giorno ne parte qualcuno. Ecco un razzo velocissimo che fora la stratosfera. E’ l’istruttoria Catalanotti. Quando passa, ridono anche i marziani. Ecco Agnelli, abbronzato e a petto nudo, al volante di un’astronave tutta bianca. Poi, all’improvviso, i primi scontri. Donat Cattin tampona l’aereo di Colombo. Un cargo di facce nuove DC proveniente da destra sperona un charter di liberali. Feriti tutti e tre.
Una cicogna terrorista buca il pallone di Donat Cattin. Fanfani, dopo uno slalom tra i Cosmos, si schianta contro un’astronave guidata da uno scimpanzè ucraino ubriaco. Andreotti si scontra con una astronave di Ordine Nuovo con duecento armati in tuta mimetica che vanno evidentemente a pescare.
Il caos è completo. Mancano i vigili. Salta in aria tutto. Dalla terra si sentono gli oggetti pericolosi esplodere, il cielo è pieno di bagliori. Piovono a terra rottami, lapilli, brandelli di giustizia, e un bel giorno piomba giù come un tordo Gava, stringendo al petto un piccione che è riuscito ad arraffare mentre cadeva.
Dalla terra, purtroppo, è impossibile capire cosa accade in quei mondi lontani. Cossiga fa scattare il piano Dolomiti. Tutti gli estremisti di sinistra in confino a Borca di Cadore, in un parco naturale. Pecchioli propone la formazione di corpi di camosci volontari per l’ordine. Continua a cadere tutto. Ferro, roccia, astronavi intere, rondoni, aquilotti, scandali, meteoriti. Andreotti penzola nel vuoto, sorridente. Cossiga annuncia: scatterà il piano di pronto intervento, come per il Friuli e il Belice. Una risata percorre la Galassia. Si dichiara lo stato di calamità pubblica.
Vengono affissi cartelli con la scritta, Pericolo, caduta democristiani, e una sagoma di un uomo seduto su una poltrona che precipita nel vuoto. Dall’America giunge l’ordine di allarme anticomunista. Carter stesso parte in missione di pace nello spazio su un bombardiere di pace. Mentre esce per una partita a golf spaziale, viene scoperto da due operai esuberanti che lo pestano lasciandolo esanime sulla ionosfera. E’ la fine. Sul sole appaiono macchie di gas e la pronta smentita della Regione lombarda. L’Aga Khan compra Giove e parte con un’astronave di miliardari che vogliono ancora salvare i valori della loro civiltà. Esplodono in volo seminando nello spazio migliaia di olive per Martini.
Poi la soluzione finale. Una palla di detriti di dodicimila metri di diametro, sogno di ogni rottamaio, piomba sulla terra. Esplosione finale. Fluttuano oggetti senza padrone, resti preistorici. Bottiglie, occhiali, il panama di Medici, un treno, un chiodo, una pantera della polizia già invasa dall’edera, una lettera, un biglietto da centomila. Dei Cosmos resta, unica testimonianza, una scarpona di Chinaglia, in orbita eterna. Del mondo, disintegrato, resta solo un quadratino di terra con un albero. Sull’albero Andreotti e Zaccagnini aspettano i giornalisti per le dichiarazioni. A terra si organizza una puntata di Bontà loro con i sopravvissuti: Pippo Baudo, il sarto Valentino, una cavia di nome Grigorenko. Si parla fino a notte fonda di moda maschile e vivisezione. Ogni, tanto, qualche botto con lampo rischiara il cielo. Si sente smartellare. Sono gli operai esuberanti che hanno ricominciato a lavorare.