Stefano Benni presenta... Non siamo stato noi - Piccole emozioni

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I N D I C E
gli extraterrestri
Tutta la verità sul caso Skappler
Caso Skappler: arrivano gli alpini
I mostri d’estate
Aiuto gli Ufo
Anche per oggi non si vola
La fatina dai celerini turchini
Pianeta proibito
tutto quanto fa spettacolo
La gente bene
A proposito di maiali
Delitto a San Siro
Piccole emozioni
Portoinsvizzera
Vacanze tranquille
questi benedetti giovani
Offerte di lavoro
Okay, okay
Se potessi avere cento punti al mese
Radio libera
Prima della riforma
Trovar casa a Bologna
Qualche appunto per un decennale
culturame
È morto Cimoni
Diario di un intellettuale
Una lezione di Berto
Finansa maledetta
Vademecum Di Bella
La maturità di Francesconi
sui massimi sistemi
Amnesy International
Il tempo, il tempo
Facciamo un altro disoccupato
Caro Enrico
Telegrammi
Frasi celebri
Sacrilegio nella santa stalla
alla guerra come alla guerra
Oh, quante belle teste
Oktoberfest
Il computer
Piove
Stato di primavera
forza italia
Forza azzurri
I misteri della fede
Ultime notizie dall’Italia
Era il migliore di tutti noi
Piccole emozioni, l’ultimo trentatré giri di Michel De Bernardi, costituisce un avvenimento importante nel panorama della nuova musica italiana. Questo cantautore che così completamente riesce a esprimere le ansie e le angosce dei giovani d’oggi, ci ha dato nuovamente un prodotto fresco, softerto, vivace, funky, rigido e vibratile, ideologico e nel contempo immune dagli schematismi dell’ideologia, semplice eppur complesso, disperato nel suo ottimismo, apparentemente cinico ma in realtà romantico, fondendo insieme le esperienze più avanzate della country-music americana con la musicalità napoletana della tarantella, e gli stimoli del primo Dylan con la rabbia del rock urbano-periferico e la grande lezione che, partendo da Mascagni e Leoncavallo, collega il blues di Charlie Parker alla canzone di lotta attraverso Quasimodo e Riccardo Cocciante. Non è un mistero che Michel abbia ascoltato intensamente Stockhausen. «Ascolterei Stock per ore, se avessi un giradischi» ha detto una volta Michel a «Novella 2000». Di Stock, come egli lo chiama familiarmente, De Bernardi ha preso l’istintività, l’aggressività, e la passione per le scarpe a punte.
Ma, avanzando tra le pieghe del discorso musicale semplice eppur complesso di Michel, appare chiara in questo disco anche la sua matrice Parkeriana. «Charlie Parker», ha detto una volta Michel a «Sorrisi e Canzoni», «è stato il mio primo amore. Stavo ore e ore a cercare di ripetete i suoi assoli suonando con le dita una scatola di biscotti Plasmon. Conoscerlo, è stato per me conoscere un nuovo mondo di sensazioni». Quando Parker morì, Michel ne fu tanto addolorato che lasciò nel piatto metà crem-caramel. A Parker è dedicato anche un brano del trentatré giri, di cui parleremo.
Prima di incidere Piccole emozioni, Michel De Bernardi ha attraversato un lungo periodo di crisi politico-personale-mistico-musicale. «E’ vero», ha detto a «Bolero», «dopo il successo dei primi dischi, Un piccolo sentimento e Vieni piccolo amore, che hanno venduto undici milioni di copie, ho attraversato un periodo di ripensamento su ciò che il mio messaggio musicale significava in rapporto al mondo occidentale. Non riuscivo più a comporre. Mi sembrava che le sensazioni che dovevo trasmettere al pubblico mediante la mia musica avessero perso la loro freschezza. Era come, non so se rendo l’idea, se le mie canzoni puzzassero di baccalà. Non riuscivo più a suonare nemmeno una nota. Per sei mesi ho suonato, al piano, in continuazione La vita è un paradiso di bugie perché c’era dentro qualcosa che mi sfuggiva. Ho letto Tolkien, Hesse e Adorno. Poi sono andato in America. Là è stato decisivo il mio incontro con Cat Stevens. Eravamo a Los Angeles, dove io sono molto popolare. Una sera, in un locale, stavo rilasciando autografi in inglese, quando entra Cat Stevens e mi fa: ‘Allo, Michel! Sai che mia madre piange sempre quando sente la tua canzone Piccolo cancro?’ Ci siamo capiti subito. Ci siamo scambiati idee sul nostro lavoro. Alla fine lui mi ha detto: ‘Vedi, Michel. Il segreto per fare musica è uno solo. Essere sempre onesti con se stessi’. La frase di Cat mi ha aperto di colpo gli occhi. Ho preso subito l’aereo, e tra New York e Roma ho buttato giù una canzone, Piccolo aeroplano, quella che dice: piccolo aeroplano / timido gabbiano / che invece della cacca / sganci bombe acca. Cat Stevens l’ha tradotta in Little plane e adesso in America va fortissimo. Arrivato in Italia mi sono chiuso nel castello di Castiglione della Sorbiera, dove la mia casa discografica ha un modernissimo studio d’incisione. Con me c’erano Mike Bloom alle percussioni, il tecnico Bombarda e un certo Antonio che andava a fare la spesa. Sono rimasto dentro dodici giorni e dodici notti. Ho inciso tutto il disco da solo. Ottanta strumenti, dieci piste. E’ stato molto difficile suonare tutti e ottanta gli strumenti, specie per me che so solo fare il giro di do con la chitarra. Ma alla fine ci sono riuscito».
E il risultato?
«Credo che il mio messaggio sia semplice e pur complesso, ma renda abbastanza bene certe sensazioni dei giovani di oggi di fronte al mondo occidentale inteso come insieme di suoni significativi».
Parliamo un po’ noi adesso dei brani. Il primo, Piccola vela è una canzone politica. In essa De Bernardi, sostenuto da una vibrante base ritmica, si produce in un lungo assolo di piano che consiste nel chiudere di colpo centoquindici volte il coperchio della tastiera. Le parole descrivono il sapore aspro della lotta, e l’opposizione al potere in qualsiasi forma si manifesti: Il sette di picche / è uscito dal mazzo / le bambole rotte / nel cesto del pazzo / ma se tu mi amassi / mia piccola vela / col cuore di gelo / col naso a candela / sarei come un albero / o una stellina / che illumina a giorno / la via Tiburtina.
Il secondo brano, Piccolo sud, è un brano che si richiama espressamente a Woody Guthrie. «L’ho scritto sul biglietto del cinema», ha detto Michel a «Oggi», «mentre guardavo Alice’s Restaurant». E’ una delicata ballad con accompagnamento di banjo che dice: Sulla mia moto / verso il sud / romba la moto / verso il sud / noi siamo liberi / verso il sud / non ci son vigili / verso il sud.
Segue uno dei brani, a mio parere, più interessanti di tutto l’album. Una canzone d’amore, Piccola Gianna, in cui si sente l’influenza di Cocciante, che infatti ha collaborato alla stesura del testo battendolo a macchina. E’ una storia d’amore semplice e pur complessa, che la voce roca di Michel disegna con grande tenerezza, con toni che ricordano Prévert e le liriche cinesi: Piccola Gianna / ti ho deluso / mi guardi storto / mi tieni il muso / piccola Gianna / sul tuo cuscino / c’è ancora steso / il tuo pigiamino.
Infine segue la frase «una bambina tu sei» ripetuta centoventisei volte con rabbia crescente. Chiude la prima facciata del disco la breve Piccola Pavia, in cui Michel ricorda con nostalgia la città dove è nato. Le parole dicono: Via via / da Pavia / vado via / da Pavia / sulla via / che mi porta via / da Pavia / pa-pa-pavia.
In questi versi, è chiaro l’omaggio di Michel a Musil. «Musil è stato il mio primo amore», ha detto Michel a «Gente». «E leggerlo è stato per me come scoprire un mondo nuovo».
La seconda facciata è composta di tre brani. Il primo, come dicevamo già prima, è un pezzo dedicato a Charlie Parker. Si chiama Piccolo Charlie ed è un lungo, straziante assolo di sassofono ottenuto mantenendo sempre la stessa nota per dodici minuti, con l’imboccatura del sassofono collegata al tubo di scappamento di una macchina.
Il secondo pezzo si chiama Piccolo Hare, Hari Shaj Mihashan, che vuole dire «piccolo amore universale che è in te e in lui e in noi tutti». E’ un pezzo ispirato a Michel dal suo guru, Shri Mahishai, che lo assiste da ormai un anno, e lo ha iniziato alla meditazione zen. In esso, come dice una nota del disco, Michel esprime il suo anelito all’essere assoluto che si concreta nel lungo viaggio verso la conoscenza di Dio, che inizia dalla Montagna dei sette Savi e finisce vicino al casello di Roma Settebagni dove Dio appare a Michel sotto forma di una nuvola verde con la scritta Salaria, Km. 4 e lo ammonisce a essere sempre onesto con se stesso. E’ un pezzo, dice Michel, scritto durante una seduta yoga in cui lui e Shri Mahishai rimasero due giorni e due notti perfettamente immobili, comunicando telepaticamente mediante suoni e vibrazioni e concentrandosi finché al guru invece della vibrazione non scappò una fortissima scorreggia che li richiamò ambedue alla realtà. I malevoli dicono invece che la canzone è scritta sotto l’influsso di qualche droga, forse il fungo peyote o una minestra di fagioli azuki. Certo è che questo brano ha veramente qualcosa di magico, è una musica che ti trasporta, e molti, dopo averla ascoltata, si sono ritrovati spostati di quaranta metri e più dal giradischi.
L’ultimo pezzo è Piccola emozione che dà il titolo al brano. Per questo brano qualcuno ha fatto il nome di Debussy. Michel ha detto: «Claude è un mio caro amico, ma non credo di aver preso niente da lui. Per questo brano devo molto a Wagner, che mi ha fornito lo spunto lirico, e a Bombarda, che ha fatto il mixage mentre la copertina del disco è disegnata da Cardin».
C’è nel brano tutto lo strazio e la speranza dei vent’anni, i sentimenti universali, l’amore, l’odio, la filatelia, sangue, sudore e lacrime, il tutto condito dalla provocazione del punk e dalla ritmica ossessionante del soul più nero e del rock più duro e dal moog più costoso. Le parole dicono: I miei occhi di ciliegia / la mia bocca di amianto / quando ho pianto tanto / ma tanto tanto tanto / le mie emozioni / le mie sensazioni / le mie occasioni / sono solo proiezioni / andrò per la mia strada / con la valigia di sogni / forse al circo Togni / un posto troverò / una bambina sei tu / una bambina e nulla più.
Un trentatré giri insomma, perfetto, semplice e complesso al contempo, in ogni caso un avvenimento che scuoterà il pigro stagno della nuova musica italiana, e che suona come un terribile atto d’accusa al governo e all’egoismo universale.
E ora, chiediamo a Michel, cosa farai?
«Tra qualche mese farò una tournée in tutta Europa, poi mi riposerò un po’ in America, poi andrò un po’ in India e al Kiwi di Piumazzo.»
E quali sono le tue intenzioni a lunga scadenza? gli chiediamo.
«Essere onesto con me stesso» ci risponde con un sorriso. Anche nelle sue parole, come nelle sue canzoni, c’è sempre qualcosa che ti stupisce e ti fa pensare.

Hit parade

I 45 giri più venduti dell’ultima settimana:

1) Macchinista del diretto (I congedanti della caserma Perotti Reggio Emilia)
2) Soli nel bosco (Silvano e Silvana)
3) Punk sensation (I catarri)
4) Warsawianka (Leonid Breznev and the Rockets)
5) Travelin’ all night long in a second-hand 1949 Studebaker (Mike Shearer)
6) Cheese (Jimmy Carter)
7) Ricordo di scuola (Riccardo Cocciante e la Vecchia maestra)
8) Baciami sciocca (Bruno Martino)
9) Love in the bath (Donna Summer and the Idraulics)
10) Porcoddiu scannatu (Gruppo di canto popolare braccianti pugliesi)
11) Se mi guardi così (Archie Shepp)
12) Relax (colonna sonora dal carosello dell’Oro Pilla) (I Brandy)
13) Inno rossoblù (Renato Zangheri, Dino Sarti)
14) Uno dei mods (Ricky Shayne)
15) Ehi-ho (andiamo a lavorar) (Luciano Lama e i settenani)
16) Optacular sadic subterraneum Frankfurter wolodko (Zwank metallic fuhrer)
17) Concerto per Sabrina (Il giardino dei fiordalisi)
18) Fratelli d’Italia (Love unlimited orchestra)
19) Furia (Mal e Toni Negri)
20) Figli delle stelle (I Fiancheggiatori)