Stefano Benni presenta... Non siamo stato noi - Qualche appunto per un decennale

[ Sito “Validato W3C” — Risoluzione 800×600 — Hosting: OVH.it — WebMaster: Fabio Poli — e-mail: info@stefanobenni.it ]

I N D I C E
gli extraterrestri
Tutta la verità sul caso Skappler
Caso Skappler: arrivano gli alpini
I mostri d’estate
Aiuto gli Ufo
Anche per oggi non si vola
La fatina dai celerini turchini
Pianeta proibito
tutto quanto fa spettacolo
La gente bene
A proposito di maiali
Delitto a San Siro
Piccole emozioni
Portoinsvizzera
Vacanze tranquille
questi benedetti giovani
Offerte di lavoro
Okay, okay
Se potessi avere cento punti al mese
Radio libera
Prima della riforma
Trovar casa a Bologna
Qualche appunto per un decennale
culturame
È morto Cimoni
Diario di un intellettuale
Una lezione di Berto
Finansa maledetta
Vademecum Di Bella
La maturità di Francesconi
sui massimi sistemi
Amnesy International
Il tempo, il tempo
Facciamo un altro disoccupato
Caro Enrico
Telegrammi
Frasi celebri
Sacrilegio nella santa stalla
alla guerra come alla guerra
Oh, quante belle teste
Oktoberfest
Il computer
Piove
Stato di primavera
forza italia
Forza azzurri
I misteri della fede
Ultime notizie dall’Italia
Era il migliore di tutti noi
Dire che nel 1977 sono successe molte cose importanti è dire l’ovvio. La più importante è senz’altro la mancata cessione del calciatore Novellino dal Perugia al Napoli. Ciò rimanda l’Italia indietro di venti anni. Come tutte le cose grandi, il caso Novellino ha bisogno di decantare, e quindi non siamo ancora in grado di parlarne. Sarà la storia a chiarire. Per la stessa ragione non siamo in grado di parlare del figlio di Rivera, della conferenza dell’on. Preti al Rotary di Molinella, della crisi coniugale di Mike Bongiorno e soprattutto del grave infortunio sul lavoro occorso a Iller Pattacini (marito di Tamara Baroni) che si è bruciato mentre cucinava un barbecue nel giardino della sua villa di Reggio Emilia. A volte anche la penna più agile si smarrisce davanti alla grandezza del reale e pianta la tenda della riflessione ai piedi della montagna del giudizio. Riassumerò quindi alcuni argomenti di secondaria importanza, validi anche per il 1978.
Partiamo dalla Dc: c’è stato un breve momento in cui se uno sentiva un rumore venire dalla cucina, pensava subito «ecco, è caduto il regime Dc!» E si stupiva se, invece dei rottami di Fanfani, trovava una frana di pentole. Poco più tardi, nel 1977 se si sentiva un rumore in cucina si scappava dalla finestra, perché poteva solo essere una squadra della polizia, bardata con giubbotti antiproiettile o elegantissima in borghese, con giubbotti di cachemire crema e il capitano in smoking.
Insomma, la Democrazia cristiana è rimasta in piedi, dimostrando che se il potere logora, lei ha un buon olio. In febbraio aveva perso un valoroso combattente, Gui, e Rumor si era salvato per la crisi di coscienza di un fascista. Gui langue da febbraio in una cella di rigore. Rumor è escluso da ogni incarico di governo e vive battendo tesi di laurea; una tragica fine ha fatto anche Zamberletti, costretto a dimettersi perché un suo segretario l’aveva tradito. D’altronde come faceva, poveretto, a pensare che un segretario democristiano potesse rubare? «Se si mettono a rubare anche loro, di chi ci possiamo fidare», ha detto piangendo.
E’ stato l’anno di Moro e Andreotti. Moro, oltre a inaugurare la Fiera dei Levante, ha difeso Gui e ha elaborato la strategia della Dc (tu, Giulio, ti apposti qua, Rumor e Gava entrano dalla porta centrale. Cossiga vi protegge le spalle e De Carolis resta in macchina e tiene il motore caldo, no, non con la carbonella, cretino. Se passa Berlinguer, dite che stiamo girando la scena di un film poliziesco). Andreotti ha rilasciato interviste e ha «lavorato per l’intesa» con i comunisti. Del resto, il suo passato è inconfondibilmente di uomo che se l’è intesa con tutti. Fanfani è rimasto molto emarginato. Non si è dato all’eroina, proprio perché è di carattere forte. Una sola volta ha provato una sigaretta all’hascisc, è entrato in trip e ha cantato Bella ciao chiuso nel cesso. Non illudiamoci. Tornerà alla luce come i dinosauri che emergono dal ghiaccio nei film giapponesi, infatti dopo milioni di anni. L’onorevole Fanfani non è grande come un dinosauro. Ma per le sue idee politiche l’habitat ideale è una foresta del paleolitico.
Per finire sulla Dc, diciamo che nel 1977 non ci sono stati scandali, se si escludono Friuli, Seveso, Egam, Caltanissetta, Banco di Roma, Caltagirone, Lockheed ed altre cosine da niente. L’onorevole Costamagna ha fatto un’interrogazione sullo sterminio degli scoiattoli, Zaccagnini è stato operato undici volte e ha passato, poveretto, metà dell’anno sotto anestesia e metà a ascoltare Moro. De Carolis è stato negli Stati Uniti per una serie di scambi culturali e ha cambiato tutte le sue figurine di calciatori con un piatto di carta usato da John Wayne. Stammati ha curato il bilancio, Pandolfi le evasioni fiscali e Lattanzio le evasioni dagli ospedali.
Intanto il Partito comunista si è avvicinato a grandi passi nell’area del potere ma, due metri dentro l’area, è stato vistosamente sgambettato dalla Democrazia cristiana ed è crollato al suolo. Non è stato concesso il rigore, ma sono stati concessi molti posti alla Rai. Sui fatti di marzo la posizione del Pci è stata chiara e inequivocabile: tutto è partito da un complotto retto da Lotta continua, dai Servizi segreti tedeschi, e dai Thugs in combutta con Economia e Commercio. I nomi li sapete tutti e li diciamo con chiarezza, tanto per sgombrare il campo dagli equivoci: uno è un riccio non tanto alto però neanche bassissimo che ha una lambretta, l’altro è uno che è fidanzato con la figlia di uno che lavora allo spaccio della Nato, un altro è stato visto mentre lucidava i vetri di una Porsche bianca i cui tre primi numeri della targa sono gli stessi di una roulotte dentro la quale è stata trovata una copia di «Lotta continua» con la scritta «Edgardo 231802 ore pasti», mentre a capo di tutto c’è uno che era a scuola con un altro che gioca a scopa col figlio del benzinaio di Bifo, d’accordo con un biondo ma non troppo, quasi castano, alto il doppio di quando aveva dodici anni, il cui nome comincia per A, e il cui cognome è formato:
3 orizzontale   una città del Turkmenistan
2 verticale   un Aldo famoso comico romano
8 verticale   Gala senza... A.
In seguito a ciò il giudice Catalanotti, viste le fotografie degli scontri, il film Dodici marzo, c’ero anch’io e sentita la testimonianza di un cocker che prendeva il sole alla finestra, ha spiccato 106 mandati di cattura prontamente eseguiti dalle forze dell’ordine che hanno operato, nel 1977, novemiladodici arresti e millesettanta fermi, tra cui sessantanove per l’eternità. Sono scivolate tredici volte, inciampate sedici, scapuzzate tre, cadute all’indietro cinque. Diciassette colpi sparati in aria sono ripiombati inspiegabilmente al suolo, dodici colpi sono partiti improvvisamente a bersaglio, malgrado il carabiniere li avesse energicamente richiamati indietro.
Inoltre hanno fatto la loro apparizione le squadre in borghese di cui Cossiga non sapeva niente (anzi credeva che Dalla Chiesa fosse uno stagnino e tutte le volte gli chiedeva: scusi, ma la borsa degli attrezzi?). Sono stati sequestrati novanta chili di eroina, è stato pestato otto volte Mimmo Pinto, sono stati perquisiti numerosi covi quali librerie, rosticcerie e tutte le case dove non c’era scritto «ingegnere» sul campanello. Sono stati sequestrati elenchi telefonici delle Brigate rosse-Lombardia, materiale incendiario quale scatole di minerva, limoni, mandarini calibro 7,65, cocomeri anticarro e venti litri di spremuta di pompelmo pronta alla guerriglia. Il sindacato di polizia ha subito una battuta d’arresto. Molto contenti invece gli altri sindacati perché hanno perso sì migliaia di posti di lavoro, ma hanno saputo che il costo del lavoro in Italia è il più basso d’Europa, e questo li ha liberati da un gran senso di colpa.
Il 1977 è stato, con molte differenze, un nuovo 1968, di cui quest’anno ricorrerà anzi il decennale, e ciò commuove grandemente i reduci del 1968 che ricordano con nostalgia i carabinieri che facevano servizio d’ordine con i guanti bianchi e le barricate fatte coi bidoni della spazzatura e raccontano, come nonni davanti al camino, di leggendarie prime fumate di hascisc con lapilli di vomito, tachicardie, capogiri e strip simulati al termine dei quali si asseriva di essere giunti in presenza di una visione di Buddha in una astronave di cristallo rosa, per sentirsi dire: «Guarda che hai fumato una Giubek, cretino». E che piangono quando vedono un libro bianco con un quadratino rosso perché si ricordano del Marcuse Einaudi, e quando ricordano la famosa occupazione del rettorato: «Allora lui ci viene incontro e dice: cosa fate qui! Allora il Capanna. No, aspetta, non era il Capanna. Era Mazzotti. Allora Mazzotti duro gli fa “Scusi signor questore, noi si dovrebbe occupare”. Anzi, no, non era il Mazzotti. Era... quello biondo, accidenti alla mia memoria. Allora salta fuori quel professore fascista... quello di glottologia... Spancaro, Spincaro... ah sì, Spinzarelli. E dice. Cosa dicevo, dove ero rimasto? Ah sì, allora il rettore dice a Spinzarelli. Chiama la polizia! E Capanna. Anzi, no, era... quell’altro che poi l’arrestarono perché s’era sdraiato davanti a Magistero, sì quello che adesso lavora alla Rinascente. Sì proprio Panicucci. Ecco, allora Panicucci tira fuori una mignonette, sì, una di quelle bottigline piccole da collezione, e bum, tira una mini-molotov. E spuntano ben nove caschi blu, armati di randelli di gomma, e picchiano la Gianna Cavazza sul naso. Allora, un finimondo. Cosa dicevo? Ah sì, allora io vado in strada, e cerco di strappare un sampietrino, ma mentre son lì che scavo con un punteruolo, arrivano due poliziotti e mi caricano sul cellulare. Eravamo io, Sandrotti, quell’altro... dai aiutami, sì quello che poi è andato in India a fare il tassista: no, non Matteo; e poi quell’altro... oh signore, la mia testa, e insomma, ci mettiamo a cantare “Una mattina / mi son svegliato” e il poliziotto “Piantatela con queste canzoni di rivolta”, e la gente era con noi, e cantava, veniva fuori dai negozi e qualcuno diceva “però, questi studenti, non hanno poi mica tutti i torti”. E una donna, uscendo da un negozio, ci lanciò un formaggio e urlò “Tieni, poverino, che chissà che mangiare cattivo ti fanno in galera”. E Sandrotti che cercava di mandar giù un sampietrino che aveva in tasca, urlava “Voglio dell’acqua!” e io allora dissi a... accidenti, non mi viene il nome... o non era quella volta lì... sì dai, quello di Scienze politiche che s’era fatto portare il fungo peyote dal Messico e sua madre l’aveva trovato e gliel’aveva servito con la polenta; dai, quello biondo con gli occhiali... cosa stavo dicendo?...»
Per concludere, speriamo che vada tutto bene (cosa vuol dire “tutto bene?”). Comunque, auguri per il 1978, ricordando che forse una risata non basterà a seppellirli, ma potrà servire a noi per combattere meglio, e a loro per capire che, tanto, non l’avranno vinta mai.