Stefano Benni presenta... Non siamo stato noi - Diario di un intellettuale

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I N D I C E
gli extraterrestri
Tutta la verità sul caso Skappler
Caso Skappler: arrivano gli alpini
I mostri d’estate
Aiuto gli Ufo
Anche per oggi non si vola
La fatina dai celerini turchini
Pianeta proibito
tutto quanto fa spettacolo
La gente bene
A proposito di maiali
Delitto a San Siro
Piccole emozioni
Portoinsvizzera
Vacanze tranquille
questi benedetti giovani
Offerte di lavoro
Okay, okay
Se potessi avere cento punti al mese
Radio libera
Prima della riforma
Trovar casa a Bologna
Qualche appunto per un decennale
culturame
È morto Cimoni
Diario di un intellettuale
Una lezione di Berto
Finansa maledetta
Vademecum Di Bella
La maturità di Francesconi
sui massimi sistemi
Amnesy International
Il tempo, il tempo
Facciamo un altro disoccupato
Caro Enrico
Telegrammi
Frasi celebri
Sacrilegio nella santa stalla
alla guerra come alla guerra
Oh, quante belle teste
Oktoberfest
Il computer
Piove
Stato di primavera
forza italia
Forza azzurri
I misteri della fede
Ultime notizie dall’Italia
Era il migliore di tutti noi
Lunedì 26

Ore 10 — Firmato un appello, fatto colazione.

Ore 11,30 — Dibattito in sala Grande palazzo Rosso con Eco e Ferrarotti su linguaggio giovanile. Sbagliato tutto, entrato in sala Rossa Palazzo Grande, accortomi subito stupore auditorio appena iniziato a dire «Perché in fondo intercalare con cazzo è un mezzo per entrare in sintonia». Era un convegno di venditori di enciclopedie a domicilio.

Ore 13 — Pranzato con Cotone, Brandi, Migliori. Cotone ha parlato male del direttore del suo giornale. Brandi ha confessato di aver fumato marijuana. Migliori ha mangiato quattro minestre. Io ho scritto una poesia sul tovagliolino di carta. Comincia: «il mio corpo naviga in un so...» e poi c’è una specie di carta dell’Asia che è una macchia della peperonata di Migliori. Dovrei mangiare in casa da solo.

Ore 15 — Visto Marisa. Provato a fare l’amore. Niente. Divagavo, la mente correva indietro, brani di Proust, voci della mia infanzia, gol sbagliato da Boniperti. Credo anche di aver dormito. Marisa andata via. Non credo che mi capisca. Fitte al fegato.

Ore 17 — Dibattito su ecologia «perché l’atomica». Auditorio attento e interessato. Quando ho fatto il bum con la bocca, ci sono state scene di panico. Proiettate diapositive di gabbiani incatramati, pinguini pallidi, pesci bitorzoluti come torroni. Commenti mordaci in sala su certe somiglianze.

Ore 19 — In televisione. Dibattito con Eco e Ferrarotti sul linguaggio dei giovani. Fumato ventidue sigarette. Detto in tutto tre parole: «Farei un inciso». Poi è finito il tempo a disposizione.

Ore 19,30 — Firmato un appello, preso un té.

Ore 20 — Mangiato con Brandi, Migliori e Cotone. Cotone si è lamentato perché il suo direttore gli ha tagliato un pezzo, e (dice lui) con un paio di forbici gli ha sfrappellato il bordo della giacca. Brandi ha confessato di aver provato l’Lsd. Migliori ha provato quattro tipi di arrosto. Io volevo parlare del Gesù di Zeffirelli, ma nessuno mi ascoltava così ho raccolto alcune impressioni con la biro, sulla tovaglia. Al mio editore non sono piaciute: troppo poco sesso, ha detto, e troppe briciole.

Ore 22 — Dibattito sulle radio libere al centro «Amilcare Cabrai». Purtroppo nessuno dei componenti le radio libere era al momento libero, trovandosi tutti in carcere. Simbolica contestazione nei miei confronti. Sono stato dipinto di rosso a bolli bianchi e appeso al soffitto. Polizia subito intervenuta.

Ore 24 — Visto Marisa. Parlato linguaggio giovanile, radio libere, romanzi sudamericani, Gesù di Zeffirelli, mia colecisti. Lei addormentata in pochi minuti. Non credo che mi capisca. Fitte al fegato.


Martedì 27

Ore 10 — Firmato un kraffen. Ingoiata petizione per referendum servitù militari. Si preannuncia giornata confusa.

Ore 11,30 — Dibattito sala Grande palazzo Bentivogli con Eco e Ferrarotti su linguaggio giovanile. Questa volta tranquillo (non può esistere in palazzo Grande una sala Bentivogli). Fatto intervento durissimo. «Cazzo è un fonema, quindi ben venga cazzo». Auditorio non accolto invito. Mio dibattito era al pomeriggio. Alla mattina, riunione lega cattolica antipornografia. Fitte al fegato.

Ore 13 — Pranzato con Brandi, Cotone, Migliori. Cotone ha insultato il suo direttore e ha detto che lascerà il giornalismo, comprerà una barca a vela, e farà il giro del mondo. Brandi ha ammesso di non riuscire più a stare nel pacchetto al giorno, con le sigarette di hascisc, e di aver mescolato cocaina ed eroina. Migliori ha mescolato pollo e zuppa inglese. Io ho scritto una poesia che comincia «La voce dell’uomo è un tro...» prima di venire sommerso da una colata di crema di Migliori. Devo imparare a cucinare in casa.

Ore 15 — Visto Marisa. Provato a fare l’amore. Lei ha tentato di eccitarmi mostrandosi nuda con intorno alla vita una fascetta «terza edizione, sessantamila copie». Niente. Credo che non mi capisca.

Ore 17 — Conferenza sul linguaggio dei giovani, o dei delfini, non ricordo bene. Proiettate diapositive su moria di uccelli, intera corsia d’ospedale con castori ingessati, primo piano di balena con occhi imploranti. Firmato appello. Fatto intervento su Lacan. Fitte al fegato.

Ore 19 — In televisione. Dibattito con Eco, Ferrarotti e giornalista inglese su linguaggio dei giornali, o dei giovani, o dei delfini. Detto quattro parole: «Aprirei una breve parentesi», poi scaduto il tempo, regista mandato tutti via, spente luci.

Ore 20 — Mangiato con Cotone, Brandi e Migliori. Cotone diventato vicedirettore, comunicato non verrà più a mangiare con noi. Brandi partirà per l’India con quattro chili di hascisc, una hippy canadese, una Nikon da due milioni e un’ambulanza al seguito. Migliori esploso alla quarta infornata di agnolotti. Critici disposti a fare mostra, dal titolo Poesia e sughi, con i prodotti nati dall’incontro tra il mio genio e la loro voracità.

Ore 22 — Dibattito all’università sul linguaggio dei giovani. Clima appassionato. Sempre simbolicamente, sono stato dipinto di azzurro, chiuso in un sacco e tenuto fuori dalla finestra per tutta la durata del dibattito. Fitte fittissime al fegato.

Ore 24 — Visto Marisa. Parlato del Gesù di Zeffirelli, del linguaggio dei giovani, della mia infanzia, di Cotone, di Lacan, improvvisamente colica di fegato. Marisa fatta tisana, e detto che la colecisti è il termometro della sensibilità intellettuale. Solo gli stupidi non ne soffrono. Ha citato il caso di un noto romanziere, vera fogna di intingoli. «Le tue lastre» mi ha detto «ti fanno onore». Pensiamo di spedirle a un editore francese. Credo che la sposerò.