Stefano Benni presenta... Non siamo stato noi - Finansa maledetta

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I N D I C E
gli extraterrestri
Tutta la verità sul caso Skappler
Caso Skappler: arrivano gli alpini
I mostri d’estate
Aiuto gli Ufo
Anche per oggi non si vola
La fatina dai celerini turchini
Pianeta proibito
tutto quanto fa spettacolo
La gente bene
A proposito di maiali
Delitto a San Siro
Piccole emozioni
Portoinsvizzera
Vacanze tranquille
questi benedetti giovani
Offerte di lavoro
Okay, okay
Se potessi avere cento punti al mese
Radio libera
Prima della riforma
Trovar casa a Bologna
Qualche appunto per un decennale
culturame
È morto Cimoni
Diario di un intellettuale
Una lezione di Berto
Finansa maledetta
Vademecum Di Bella
La maturità di Francesconi
sui massimi sistemi
Amnesy International
Il tempo, il tempo
Facciamo un altro disoccupato
Caro Enrico
Telegrammi
Frasi celebri
Sacrilegio nella santa stalla
alla guerra come alla guerra
Oh, quante belle teste
Oktoberfest
Il computer
Piove
Stato di primavera
forza italia
Forza azzurri
I misteri della fede
Ultime notizie dall’Italia
Era il migliore di tutti noi
Tutti conoscono la grande tradizione operaia e contadina dei canti di lotta. E’ un patrimonio che da qualche tempo è stato riscoperto con grande interesse dagli intellettuali. Ma c’è un altro filone, altrettanto vivo e attuale, che in questi tempi politicamente incerti, sta venendo rivalutato. Sono le canzoni di lotta cosiddette padronali, cioè le canzoni scritte da industriali, speculatori, politici e truffatori nelle loro lotte di tanti anni per non andare in galera. Per drammaticità ed espressività esse non hanno nulla da invidiare a quelle del popolo. Si veda per esempio questa bellissima Canzone del palazzinaro abusivo che si cantava negli anni ’60 a Roma e che un amatore ha riscoperto in un vecchio e ingiallito registro dell’Immobiliare:

«Dieci piani ho camminato / per uffici e ministeri / a milioni soldi ho dato / a ministri preti e uscieri / ma le belle palazzine / de cemento e de cartone / fan corona al cupolone.

Dieci piani ho camminato / tra finanza e polizia / dieci piani son crollati / dicon che la colpa è mia / ma le belle palazzine / de cemento e de cartone / fan corona al cupolone.

Dieci morti in ospedale / accusato in tribunale / dieci mesi m’hanno dato / ma con la condizionale / e le belle palazzine / de cemento e de cartone / fan corona al cupolone».

Il dramma della ingiusta galera e della rischiosa vita del finanziere, è bene espresso in questo delicatissimo Canto dell’emigrante di Camillo Crociani:

«Mamma, devo partire / devo partir lontano / già romba l’aeroplano / che via mi porterà / per un po’ di tangenti / date agli americani / m’inseguon come cani / giudici e inquirenti / Ahi mama ahi mama / povero me alle Bahama / ahi mama ahi mama / alle Bahama andrò.

Povero finanziere / nessuno ti perdona / come Riva e Sindona / mi tocca d’emigrar / ma se vedrai nel cielo / aerei americani / ripensa al tuo Crociani / ripensa al suo soffriiiir (acuto) / Ahi, mama, ahi mama, eccetera».

Dal dramma del povero Crociani, una canzone che i finanzieri si tramandano di padre in figlio senza pagare l’imposta di successione, passiamo ai Canti delle tasse, che sono canzoni di rivolta degli industriali lombardi sorpresi dall’indagine della finanza. Sono componimenti brevi e irosi, che gli industriali eseguivano da soli con l’accompagnamento di un mandolino, o con l’aggiunta di complessi tipici (i famosi consigli di amministrazione). Eccone uno dei più famosi:

«Finansa maledetta: / sarai la mia rovina / non c’è fuoco nel camino / nella villa in Cortina / lo yacht a Portofino / langue senza benzina / mia moglie poverina / rimpiange il suo ermellino.

Finansa maledetta / il sangue tu mi succhi / malgrado tutti i trucchi / scoperto tu mi hai».

Al pessimismo disperato di Finansa, finansa si contrappone la speranza di questa bellissima ninna-nanna della Confindustria, la Banca tutta bianca di anonimo esportatore di capitali del diciannovesimo secolo:

«A Losanna c’è una banca / tuta bela, tuta bianca / c’è una cassa scintillante / che t’aspetta col contante / dormi bimbo, fa’ la nanna / che i dané stanno a Losanna / dormi bimbo, fai sorisi / anc se fora gh’è la crisi».

Terminiamo questa prima antologia di canti di lotta padronale con un brano napoletano, pieno di nostalgia per i vecchi tempi in cui il Meridione era ancora feudo democristiano: Lu traghetto. Di Cossetto-Gioia-Ferruzzi Balbi:

«Quanno spunta la luna a Marechiare
arriva lu traghetto della Finmare
tutte li pisce salgono a guardare
la Dc quanto riesce a fregare
ohi li-ohi la / ohi li-ohi la (la melodia sfuma dolcemente).