Stefano Benni presenta... Non siamo stato noi - Amnesy International

[ Sito “Validato W3C” — Risoluzione 800×600 — Hosting: OVH.it — WebMaster: Fabio Poli — e-mail: info@stefanobenni.it ]

I N D I C E
gli extraterrestri
Tutta la verità sul caso Skappler
Caso Skappler: arrivano gli alpini
I mostri d’estate
Aiuto gli Ufo
Anche per oggi non si vola
La fatina dai celerini turchini
Pianeta proibito
tutto quanto fa spettacolo
La gente bene
A proposito di maiali
Delitto a San Siro
Piccole emozioni
Portoinsvizzera
Vacanze tranquille
questi benedetti giovani
Offerte di lavoro
Okay, okay
Se potessi avere cento punti al mese
Radio libera
Prima della riforma
Trovar casa a Bologna
Qualche appunto per un decennale
culturame
È morto Cimoni
Diario di un intellettuale
Una lezione di Berto
Finansa maledetta
Vademecum Di Bella
La maturità di Francesconi
sui massimi sistemi
Amnesy International
Il tempo, il tempo
Facciamo un altro disoccupato
Caro Enrico
Telegrammi
Frasi celebri
Sacrilegio nella santa stalla
alla guerra come alla guerra
Oh, quante belle teste
Oktoberfest
Il computer
Piove
Stato di primavera
forza italia
Forza azzurri
I misteri della fede
Ultime notizie dall’Italia
Era il migliore di tutti noi
«Avanti il primo testimone: Giura di dire la verità tutta la verità nient’altro che la verità?»
«Lo giuro.»
«Nome e cognome.»
«Mario Zagari.»
«Ci vuole dare la sua versione dei fatti?»
«A quei tempi ero guardasigilli della Repubblica. D’Ambrosio venne da me per scardinare il segreto militare sulla spia del Sid Giannettini. Mi portò un rapporto. Andai dal presidente del consiglio, che allora era Mariano Rumor. La riunione si svolse di pomeriggio, nel suo ufficio. Gli mostrai il rapporto, una foto di Giannettini e gli parlai della necessità di incriminare Miceli. Dopo ci fu una riunione, sull’opportunità di coprire o meno il Sid su Giannettini. C’erano Andreotti, Rumor, Miceli, un generale con un cappuccio nero in testa, una donna bionda e ad un certo momento entrò anche il presidente Leone con due alani al guinzaglio e disse: ‘ Come andiamo ragazzi? ’ Al termine si decise che bisognava mantenere il segreto militare.»
«Avanti un altro testimone (si fa avanti Andreotti). Giura di dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità?»
«Lo giuro.»
«Nome e cognome.»
«Andreotti Maria Luisa.»
«Onorevole, la prego...»
«Ah, sì, scusi, e un periodo che ho molto lavoro, ho tante cose per la testa, sono distratto. Giulio. Andreotti Giulio.»
«Ci esponga la sua versione dei fatti.»
«Che fatti?»
«Quelli relativi alla bomba di piazza Fontana.»
«Quale bomba?»
«Onorevole, quella di Valpreda, che poi è saltato fuori anche Freda...»
«Ah, sì, scusi sa... sono così impegnato... Sa, con tutti questi disoccupati che viengono a chiedere lavoro... Il Friuli... Kappler... andare, brigare... cosa stavamo dicendo?»
«Onorevole, la sua versione dei fatti.»
«Ah, sì. Dunque, era la sera del 12 aprile... no, un momento, era la mattina del 23... accidenti, ho tanta confusione in testa... Comunque, mi dicono che c’è un socialista che si chiama Sigari.»
«Zagari, onorevole.»
«E’ vero, ma sa, ricordare tutti questi nomi... Allora, questo Zangheri mi viene a dire che un certo giudice D’Ambrollo è venuto a chiedergli... adesso non ricordo bene... mi sembra che volesse sapere se un certo Giannarini...»
«Giannettini.»
«Ecco, sì, Giannettini. Insomma, questo Giannettini era un telefonista della Sip.»
«Vorrà dire un agente del Sid.»
«Ecco, sì, ma sa, con tutte queste sigle io mi ci perdo, comunque Zangheri va dal presidente del consiglio che, allora era... aspetti, quello roseo, tondarello, quello della Lockheed... accidenti, ho un vuoto di memoria... mi aiuti.»
«Quel signore seduto lì? L’onorevole Rumor?»
«Proprio lui. Caro Rumor, come va. Quanto tempo! E come va, come va nel nostro partito? E Saragat come sta?»
«Onorevole non divaghi.»
«Ah sì. Scusi. Comunque, questo Zicari va da Rumor e gli porta il rapporto su questo Giannolini e poi parlano adesso non so di cosa, di una fontana dove avevano trovato... Anzi no, di una bomba al Ministero dell’agricoltura che c’era implicato un certo Fontana, io comunque non avevo tempo di seguire perché dovevo fare dei conti per il bilancio, comunque facciamo una riunione che cera... dunque, c’ero io... poi c’era uno in divisa... abbastanza grosso.»
«Miceli? Miceli del Sid?»
«Mi sembra. Poi c’era un altro non troppo alto, ma neanche troppo basso, coi capelli lunghi tagliati a spazzola con due occhi color così così e una faccia insomma, con folta barba completamente rasata, bluejeans di vigogna, mezza cravatta, circa quacintrenseianni, forse un religioso, sicuramente una donna.»
«E chi era?»
«Non saprei, io non ero molto attento.»
«Entrò anche il presidente Leone?»
«Entrò un signore piccolo coi baffi con un gatto in braccio... oppure dei gatti... o due pappagallini, non ricordo.»
«Ma non riconobbe il presidente?»
«Non sono fisionomista.»
«E alla fine, cosa si decise per il segreto militare?»
«Quale segreto militare?»
«Sì, per Giannettini! Per Miceli!»
«Ah. Dunque, per Miceli mi sembra che lo facemmo presidente Montedison... no, aspetti... dunque, scusi, chi è questo Miceli?»
«Basta, se ne vada. Avanti un altro! (entra Mariano Rumor). Giura di dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità?»
«Lo giuro.»
«Ci dica la sua versione dei fatti.»
«Non so (si tiene la testa tra le mani) C’è un grande buco nero nella mia testa. Vedo... dei volti... delle luci...»
«Si sforzi, onorevole.»
«Vedo... mia madre che mi culla... poi il campanile del duomo di Vicenza... la schiena di Bisaglia...»
«Onorevole, non cerchi di sgattaiolare. Ricorda l’incontro con Zagari?»
«Mi sembra... sì, un signore educato, che viene... mi fa vedere dei fogli, e io... oh Dio, che mal di testa... mi fa vedere una fotografia...»
«Sì! E cosa c’è sulla fotografia?»
«Mi sembra... veduta di Cattolica al tramonto...»
«Onorevole... ricordi meglio.»
«Sì... ora ricordo... è una mattina di agosto... siamo sulla spiaggia io, Zagari e Miceli... spira una leggera brezza... Miceli si mette il salvagente e si tuffa gridando ‘ l’ultimo paga pegno ’... i gabbiani...»
«Onorevole, lei non mi risponde!»
«Mi sembra... oh. Dio, non ricordo più niente... invoco la protezione di Amnesy international... la mia testa, che male...»
«Può andare. Dato che le tre deposizioni collimano e non vi sono incertezze e reticenze, propongo la prosecuzione del processo. Pausa per la merenda.» (Tutti si alzano e se ne vanno).